Il meglio deve ancora venire - (Alexandre de La Patellière, Matthieu Delaporte, 2019) - Recensione - Con Fabrice Luchini, Patrick Bruel, Zineb Triki, Pascale Arbillot, Marie Narbonne
L'apprezzato ricercatore del'istituto Pasteur Arthur Dreyfus, perfettino e pedante, e' amico fraterno di Cesar Montesiho dai tempi del liceo.
Quest'ultimo e' l'opposto di Arthur. Donnaiolo, frivolo, allegrone e confusionario.
Braccato dai creditori, minaccia di lanciarsi dalla finestra, e, sebbene non ne abbia una vera intenzione, cade veramente, piombando fortunosamente su un cespuglio del giardino.
Un po' acciaccato, si reca dall'amico per farsi curare, ma, date le condizioni della ferita, Arthur accompagna Cesar all'ospedale per una radiografia. Naturalmente Cesar non ha con se ne' tesserino sanitario ne' quello dell'assicurazione, per cui utilizza quelli dell'amico, frastornato dalla sua irruenza.
Incidentalmente, i risultati delle analisi scoprono un tumore ai polmoni in stato molto avanzato.
Arthur dovrebbe comunicare a Cesar la pessima notizia, ma, complice la difficolta' di quel messaggio e la vivacita' verbale dell'amico, non ci riesce, e, anzi, Arthur capisce erroneamente che ad essere gravemente malato e' Cesar, e agisce di conseguenza...
"Il meglio deve ancora venire" e' una tipica commedia francese. Un film sull'amicizia e sulla malattia con i classici ingredienti della commedia, primo fra tutti il gioco degli equivoci.
Ne deriva un film piuttosto divertente (nonostante l'argomento) con qualche forzatura della trama, non completamente credibile.
Convincenti invece gli interpreti principali, Patrick Bruel (Cesar) e l'onnipresente Fabrice Luchini (Arthur).
Voto: 7.5/10
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