Everest - (Baltasar Kormákur, 215) - Recensione - Con Josh Brolin, Jason Clarke, John Hawkes, Robin Wright, Emily Watson, Keira Knightley
Negli ultimi decenni lo sfruttamento commerciale dell'Himalaya ha portato troppi alpinisti, anche non sufficientemente attrezzati, a pagare migliaia di dollari per essere "accompagnati" sulla vetta della montagna piu' alta del mondo.
Si sono formate cosi' un certo numero di societa' che organizzano queste scalate, talvolta in concorrenza tra loro.
Di questo e di una non fortunata ascensione (veramente accaduta) avvenuta nel 1996 narra il film "Everest", dove capispedizione troppo romanticamente benevoli verso le aspirazioni dei clienti non fanno i conti con la magnifica ma certamente non a misura d'uomo natura del luogo...
"Himalaya" si basa su "Left for Dead", un saggio scritto da Beck Weathers, uno dei sopravvissuti alla tragedia.
Il regista islandese Baltasar Kormákur realizza un film molto interessante sulle modalita' di organizzazione di queste imprese e delle tecniche di risalita verso la vetta, che appaiono con limitate difficolta' dal punto di vista strettamente alpinistico (salvo contrattempi) ma con devastanti possibili problemi dovuti alle mutevoli condizioni atmosferiche, al gelo e alla mancanza di ossigeno dovuta all'altitudine.
Piu' comuni, e gia' visti in altri film che hanno come argomento le imprese alpinistiche, gli aspetti umani tra i componenti della spedizione e quelli a contorno, legati agli affetti per le persone rimaste a casa ad aspettare.
Voto: 7/10
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