Inch'Allah - (Anaïs Barbeau-Lavalette, 2012) - Recensione - Con Evelyne Brochu, Sabrina Ouazani, Sivan Levy, Yousef 'Joe' Sweid, Hammoudeh Alkarmi
In un disastrato ambulatorio all'interno di un campo profughi palestinese, a Ramallah, opera Chloe, un'ostetrica volontaria canadese.
Lei vive a Gerusalemme, in un appartamento che condivide con una sua amica israeliana, soldato dell'esercito del suo paese.
Tutti i giorni passa attraverso posti di blocco e tutti i giorni vive le difficolta' del popolo palestinese, del quale sempre piu' condivide il dramma.
Fa amicizia con una famiglia palestinese, ma i suoi tentativi di offrire loro supporto e aiuti non sempre sono accolti come si sarebbe aspettata...
"Inch'Allah" e' un film scritto e diretto da Anaïs Barbeau-Lavalette, che sembra conoscere piuttosto bene le realta' presenti in quelle terre tormentate da anni di conflitti.
Nel lungometraggio sono raccontate con una certa credibilita' e in modo piuttosto crudo (ma senza esibizione di effetti cruenti) la situazione drammatica e le contraddizioni che si vivono in quei luoghi.
Voto: 8/10
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