Seberg - Nel mirino - (Benedict Andrews, 2019) - Recensione - Con Kristen Stewart, Jack O'Connell (II), Margaret Qualley, Anthony Mackie, Colm Meaney
Stati Uniti d'America, 1968.
Le notizie dei telegiornali americani dell'epoca sembrano quelle di questi anni, con le violenze spesso gratuite delle forze dell'ordine nei confronti delle minoranze di colore e le conseguenti proteste, anche violente.
Non sembra dunque che si siano fatti molti passi in avanti sul tema dell'uguaglianza tra afro-americani e bianchi, un tema che stava molto a cuore alla protagonista del film, Jean Seberg, che in quegli anni era una nota attrice, icona della "nouvelle vague" francese.
Dall'incontro apparentemente casuale della protaginista con Hakim Jamal, attivista per i diritti civili, fa nascere una intesa ideologica (con risvolti piu' intimi) tra i due. Seberg, decisamente facoltosa e gia' attivista antimilitarista, inizia a finanziare le organizzazioni che tentavano di emancipare la popolazione di colore.
La cosa non piacque ai servizi segreti americani, che usarono tutte le armi, legali e illegali, per tentare di screditare agli occhi della gente la Seberg, rendendole la vita impossibile. Una sorta di martirio che il regista accomuna a quello di Giovanna D'Arco, personaggio interpretato dall'attrice sotto la direzione di Otto Preminger in "Santa Giovanna". Durante la scena del rogo di questo lungometraggio (ricostruita all'inizio di "Seberg - Nel mirino"), una fiammata anomala avvolgeva la Seberg, procurandole notevoli ustioni...
"Seberg - Nel mirino" racconta una parte della vita dell'attrice Americana. Una storia molto interessante e coinvolgente, non particolarmente nota oggi.
Bene quindi ha fatto Benedict Andrews a ricordarla attraverso questo bel film sceneggiato da Joe Shrapnel e Anna Waterhouse.
Particolarmente indicata l'attrice Kristen Stewart nel ruolo della protagonista, assai credibile anche esteticamente.
Voto: 8/10
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