Cattive acque - (Todd Haynes, 2019) - recensione - Con Mark Ruffalo, Anne Hathaway, William Jackson Harper, Bill Pullman, Tim Robbins
Vermont, anni '70.
Il grido di dolore di un contadino che allevava bestiame in una zona non lontana dalla famosa azienda chimica Du Pont e che vedeva I suoi capi morire inspiegabilmente uno dopo l'altro cambiera' la vita a Robert Billot, avvocato che fino a quel momento si era occupato di cause in difesa di aziende chimiche.
Da difensore a grande accusatore della Du Pont, Robert Billot aveva capito che dietro a quelle morti, e successivamente a gravi malattie che avevano iniziato ad interessare gli abitanti della zona, c'erano i residui di lavorazione dell'azienda chimica, in particolare l'acido perfluoroottanoico (PFOA), usato anche per la produzione del rivestimento antiaderente delle pentole.
La scarsa regolamentazione in vigore allora, unita alla potenza economica della Du Pont, crearono moltissime difficolta' a Billot, che riusci' nel suo intento solo dopo vent'anni di lavoro...
"Cattive acque" e' un film tratto da una inchiesta giornalistica pubblicata nel 2016 sul New York Times Magazine su una vicenda non particolarmente nota, almeno qui in Italia, e piuttosto inquietante, data anche la grande diffusione del rivestimento antiaderente delle pentole.
Il film e' prodotto e interpretato da Mark Ruffalo (che curiosamente e' stato anche l'indimenticabile Hulk, l'omone che diventava verde quando si arrabbiava), oggi attivista ambientalista.
Diretto da Todd Haynes, il film offre una buona rappresentazione dell'ambito dove si e' sviluppata la storia, mantenendo un certo rigore narrativo, senza cedere alla spettacolarizzazione.
Voto: 7.5/10
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