Favolacce - (Fabio D'Innocenzo, Damiano D'Innocenzo, 2020) - Recensione - Con Elio Germano, Tommaso Di Cola, Giulietta Rebeggiani, Gabriel Montesi, Justin Korovkin
A Spinaceto, nella periferia romana, vivono le famiglie protagoniste di questo film.
Una voce fuori campo (ma non si sa chi sia) racconta il suo stupore nella lettura del diario di una ragazzina, diario che lo affascina nonostante la semplicita' delle cose raccontate.
La ragazzina e' Alessia, la figlia di una coppia chiaramente in crisi (il padre Bruno e' disoccupato). Assieme al fratello Dennis, soffrono molto di questo, anche perche' estremamente sensibili e intelligenti (hanno, nella pagella che il padre Bruno fa loro "declamare" a una cena tra vicini, tutti 10).
Non cosi' intellettualmente dotata e' invece Viola, figlia del coatto Pietro, amico di Bruno.
Il rozzo Amelio vive assieme al timido figlio Geremia in una roulotte.
C'e' poi Vilma, una giovane donna sboccata all'inverosimile che aspetta un figlio dal suo ragazzo.
Infine troviamo Bernardini uno strano professore che insegna ai ragazzi delle famiglie che abbiamo visto i metodi per costruire bombe e li istruisce su potenti veleni che tutti possono avere nelle proprie case.
Il film si compone di spezzoni di situazioni decisamente deprimenti, "favolacce" che vedono gli attoniti figli (sicuramente migliori dei frustrati genitori) soccombere sotto l'ottusa e incolta negativita' genitoriale.
Non posso dire che "Favolacce", il secondo lungometraggio dei fratelli D'Innocenzo, mi sia piaciuto. Uno dei motivi, forse il principale, peraltro comune al loro primo film "La terra dell'abbastanza", sta nel pessimo audio in presa diretta, dove i rumori ambiente (dai grilli ai passi trascinati all'interno delle case) coprono i dialoghi.
Se poi aggiungiamo il modo spessissimo biascicato e romanesco della recitazione, otteniamo un quadro di incomprensibilita' molto pesante.
Il film e' sicuramente originale e per certi versi sorprentente, ed e' stato assai incensato dalla critica. Ha poi vinto parecchi premi sia a Berlino (Orso d'argento per la migliore sceneggiatura) che in Italia (5 Nastri d'argento), ma non e' per me (ne' per mia moglie).
Voto: 5/10
