Alita - Angelo della battaglia - (Robert Rodriguez, 2019) - Recensione - Con Rosa Salazar, Christoph Waltz, Jennifer Connelly, Mahershala Ali, Ed Skrein
In un mondo post-apocalittico del 2563, 300 anni dopo una enorme battaglia chiamata "La Caduta", il dottor Dyson vaga per i rifiuti della Citta' del Ferro alla ricerca di parti interessanti per il suo lavoro, il riparatore di cyborg.
Sopra la Citta del Ferro levita Salem, la misteriosa citta' degli eletti, nella quale molto raramente gli abitanti della citta' del Ferro possono aspirare, e solo se a concederlo e' il misterioso e mutevole Vector.
Nella discarica Dyson trova una parte di cybor, ancora vivo, che ha il volto di una ragazza. La porta a casa e le applica il corpo cibernetico che aveva realizzato per la figlia, deceduta.
La chiamera' come la figlia, Alita.
Alita non si ricorda nulla del suo passato, ma e' evidente che, nonostante le fragili apparenze, ha capacita' di combattimento spettacolari, e in un mondo dove la violenza, piu' o meno legalizzata, la fa da padrone, non guasta...
Tratto dall'omonimo manga di Yukito Kishiro, "Alita - Angelo della battaglia" non si discosta molto dal cliche' dei film di fantascenza cyborg-centrici, e molti particolari, sebbene ampiamente rivisti, ricordano film del passato, come Rollerball (1975) e Blade Runner (1982), ma e' decisamente meno "serio".
A reggere il tutto qui troviamo l'accattivante Alita, interpretata da Rosa Salazar ma con il volto modificato per apparire "quasi" umana, con due grandissimi occhi, tipici dei manga giapponesi.
Estremamente adrenalinico, il film, comunque, certamente non annoia, anche grazie ai sorprendenti effetti speciali.
Il finale, un po' affrettato, sembra preludere ad un sequel.
Voto: 7/10
