Il bordo vertiginoso delle cose - Romanzo di Gianrico Carofiglio - recensione
Enrico e` un quarantenne che dopo aver scritto un romanzo di successo non e` piu` riuscito a ripetersi, o forse non ha piu` voluto, e ha finito per fare il ghost writer. Quando la sua compagna lo lascia, qualcosa scatta in lui e lo spinge a un viaggio, da Firenze, dove abita, a Bari, citta` in cui e` nato e ha vissuto fino al liceo.
La scusa e` rivedere il fratello che non incontra piu` da anni. In verita` va a Bari a inseguire i suoi ricordi, a rivedere i “suoi” posti (notando, ovviamente, che molti sono cambiati), a cercare traccia di persone che nel bene e nel male sono state importanti per lui, in quell’eta` critica che sono gli anni del liceo; e` forse anche un ultimo tentativo per ritrovare la vena letteraria che gli sembra di aver perso, anche se forse l’ha solo accantonata, o almeno per capire perche` l’ ha persa.
Nei suoi ricordi una parte dominante e` occupata da Salvatore, suo compagno di liceo e suo mentore “negativo”, morto in una rapina dopo trascorsi di terrorismo.
Direi che e` proprio questa amicizia ad avere un “bordo vertiginoso”, perche` Enrico si trova letteralmente sul filo tra la sua vita di bravo ragazzo di buona famiglia e la guerriglia urbana vera e propria, ma in modo quasi fortuito riesce a starne fuori.
La storia di Salvatore, come un leit-motiv, si intreccia con altri personaggi e altri incontri. Alcuni sono inaspettati, come quello con il pescatore sconosciuto che ha letto l’unico libro di Enrico e fa delle osservazioni illuminanti. Ma anche gli incontri previsti, perche` cercati da Enrico, rivelano degli imprevisti.
Il finale e` apertissimo.
E` un libro che si legge tutto d’un fiato, scritto molto bene e con personaggi/situazioni/dialoghi coinvolgenti.
Mi e` piaciuto molto.
