Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità - (Julian Schnabel, 2018) - Recensione - Con Willem Dafoe, Rupert Friend, Oscar Isaac, Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner
Il film racconta l'ultima parte della vita del pittore olandese, dalla sua permanenza a Parigi, in contatto ma fondamentalmente snobbato dagli impressionisti parigini, alla decisione di vivere in un posto meno grigio della capitale francese, su suggerimento di Paul Gauguin.
L'assolato sud della Francia sara' per lui fonte di ispirazione, ma per le sue stranezze comportamentali sara' incompreso e osteggiato dalla popolazione locale, finendo anche in manicomio.
I suoi quadri erano troppo innovativi per l'epoca, e anche se il fratello Theo lo incoraggiava e sponsorizzava, durante la sua vita non riuscira' a ricavare alcun sostentamento dall'unica cosa che, a suo parere, sapeva fare: il pittore.
Morira', in una situazione mai sufficiente chiarita, per un colpo di pistola allo stomaco.
"Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità" e' un film scritto e diretto da Julian Schnabel. La trama appare molto fedele alla biografia ufficiale di Van Gogh.
Per chi la conosce abbastanza e' probabile possa trovare l'opera talvolta piuttosto noiosa, anche a causa di un a mio avviso eccesso di piattezza nelle recitazioni, molto (troppo?) controllate.
Willem Dafoe e' un Van Gogh credibile, soprattutto esteticamente. Magari sbaglio, ma non mi sarei aspettato discorsi cosi' profondi e intellettuali dal vero Vincent.
Degna di nota la fotografia di Benoît Delhomme, soprattutto per la tonalita' di colore calda che assume quando viene rappresentato il sud della Francia, colori che ricordano direttamente quelli che Van Gogh riusciva a trasmettere attraverso i suoi quadri.
Voto: 7/10
