Il professore e il pazzo - (Farhad Safinia, 2019) - Recensione - Con Mel Gibson, Sean Penn, Eddie Marsan, Natalie Dormer, Jennifer Ehle, Steve Coogan
La storia della nascita dell’Oxford English Dictionary, che detta cosi` sembra una delle storie meno interessanti che si possano immaginare. Al contrario e` una storia (vera) curiosa e abbastanza complessa.
La prima stesura, da zero, di un dizionario completo della lingua inglese, considerando le radici, l’origine delle parole, il loro modificarsi nel tempo e nel significato, e` ovviamente un lavoro titanico, ed era stata iniziata con scarso successo piu` volte.
Nel 1879, il “professor” Murray, scozzese non laureato e autodidatta, anche un po’ inviso all’esclusivo ambiente oxfordiano, con una nutrita schiera di collaboratori riusci`, almeno parzialmente, nell’impresa.
Fondamentale per il successo fu il contributo di un certo Minor, americano, medico, ex-ufficiale e uomo coltissimo, schizofrenico e rinchiuso in manicomio per aver ucciso un uomo che neppure conosceva scambiandolo per il suo persecutore immaginario.
E` sicuramente questo Minor, intrpretato da Sean Penn, il personaggio principale del film: un uomo molto intelligente ma devastato da incubi, forse dovuti al suo passato di militare in Guerra.
L’uomo che erroneamente viene ucciso da lui e` un padre di sei figli, e si instaura uno strano rapporto tra lui e la vedova, che dapprima lo odia smisuratamente, ma conoscendolo cambia la sua opinione.
Come al solito non intendo dilungarmi troppo nella trama.
Il mio parere e` che, nonostante l’argomento del dizionario non sia di per se` particolarmente intrigante(almeno per me), il racconto sia invece appassionante sia per la storia di Minor, sia per l’ambientazione storica in cui viene collocata: la malattia mentale come insondabile mistero, il tentativo grossolano di risolverla con le maniere forti dei manicomi criminali ottocenteschi, il ritratto dell’ambiente oxfordiano di fine ‘800, con le sue miserie da una parte e lo smisurato snobismo dell’elite intellettuale dall’altra, e anche il particolare rapporto che si instaura tra Minor e la moglie dell’ucciso.
Alla fine, un film interessante, con buone prove, anche di Mel Gibson, ma soprattutto di Sean Penn (che ho trovato, ahime`, entrambi drammaticamente invecchiati).
Voto: 7/10
