Il Signor Diavolo - (Pupi Avati, 2019) - Recensione - Con Filippo Franchini, Lino Capolicchio, Cesare Cremonini (II), Gabriel Lo Giudice, Massimo Bonetti
Il film e' ambientato negli anni '50 del secolo scorso, a Venezia e nelle campagne circostanti, una regione dove la Democrazia Cristiana predominava incontrastata.
Ad incrinare il predominio, da Roma temono gli sviluppi di un fatto di cronaca che ha portato un ragazzino, Carlo, ad uccidere con una fionda Emilio Vestry Musy, un suo compagno disabile, in quanto convinto che fosse il diavolo.
Alla sua convinzione certamente hanno contribuito i misteriosi fatti accaduti in quel periodo nonche' le gerarchie ecclesiastiche, fino al sacrestano Gino, che teneva ai ragazzi sorta di lezioni sul "Signor Diavolo".
Un coinvolgimento che potrebbe pesare sul verdetto elettorale, in quanto la madre di Emilio e' una influente e ricca donna veneziana un tempo democristiana ma ora nemica di gerarchie ecclesiastiche e del governo.
Per cercare di sopire e insabbiare, da Roma mandano un giovane funzionario, che pero' vuole capire le ragioni degli accadimenti, e non sempre nel verso indicatogli dai capi...
Nel film "Il Signor Diavolo" e' difficile distinguere la realta' dalle falsita', le pratiche esoteriche dai riti religiosi, superstizione e soprannaturale, e anche la scena finale, con la presenza di un ghigno beffardo ed inquietante, non risolve il problema.
Ambientato nel mondo povero e scrostato del nord est italico del secondo dopoguerra, il ritorno all'horror di Pupi Avati, a quarant'anni da "La casa dalle finestre che ridono" e' sicuramente molto interessante.
Ma, trattandosi pur sempre di un horror filtrato dalla visione di Avati (tutto e' misurato e nulla e' gratuitamente disgustoso), ritengo che la visione della pellicola possa essere maggiormente apprezzata dai cultori del genere.
Voto: 8/10
