Figli delle stelle - (Lucio Pellegrini, 2010) - Recensione - Con Pierfrancesco Favino, Fabio Volo, Giuseppe Battiston, Claudia Pandolfi, Paolo Sassanelli
Tony lavora a Porto Marghera come operaio. E' sul posto di lavoro quando una delle cosiddette "morti bianche" coinvolge un suo amico.
Il clamore della vicenda porta Tony a Roma per partecipare ad una trasmissione televisiva dove, accompagnato da Marilu' (giornalista particolarmente attenta ai diritti degli ultimi) se la vede con il navigato politico Gerardi, e ne esce con le ossa rotte, quasi senza lottare.
Vorrebbe tornarsene subito al nord, ma incontra casualmente l'insegnante di educazione fisica precario Pepe col quale, dopo un violento diverbio, fa amicizia.
Con un salto temporale piuttosto inaspettato (per lo spettatore), ritroviamo Tony e Pepe armati e mascherati con passamontagna in un bagno turco a tentare di rapire l'odiato ministro del lavoro Gerardi.
Un po' per inesperienza, un po' per la loro intrinseca goffaggine, le nebbie del bagno turco e la concitazione del momento portano ad un errore di persona. Anziche' il ministro, rapiscono un oscuro (e tutto sommato per bene) sottosegretario.
Nonostante questo, Tony, Pepe e gli altri esponenti dell'improvvisata quanto maldestra banda (Ramon, appena scarcerato e in qualche modo legato a Marilu', e l'autonominato ideologo del gruppo Bauer) decidono di continuare l'avventura, che aveva ed ha lo scopo di chiedere un riscatto e risarcire in questo modo la vedova dell'amico di Tony deceduto sul lavoro.
Incidentalmente, rimane coinvolta nel rapimento anche la giornalista Marilu' (che non fa o non puo' fare molto per evitare il coinvolgimento) e, anzi, offre un secondo rifugio per il rapito in un residence in valle d'Aosta.
Qui, in una Cervinia semideserta, trovano, dopo i primi contrasti, una inaspettata quanto interessata solidarieta' da parte dei residui abitanti e villeggianti...
Scritto e diretto da Lucio Pellegrini, Figli delle stelle, nonostante una sceneggiatura un po' lacunosa o quantomeno imperfetta, si fa apprezzare per una certa bizzarria della vicenda, a cavallo tra il drammatico, la farsa e il comico.
Ambientata ai giorni nostri, appare un po' fuori tempo massimo, come un revival degli anni '70, anni ai quali appartiene la canzone di Alan Sorrenti che da' il titolo del film e che lo sconclusionato gruppo ascolta durante la parte del rapimento che si svolge a Cervinia.
Le ottime prove degli attori protagonisti (in particolare un lunare Battiston e Favino) contribuiscono non poco alla buona riuscita della pellicola.
Voto: 8/10
