Bohemian Rhapsody - (Bryan Singer, 2018) - Recensione - Con Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilym Lee, Ben Hardy, Joseph Mazzello, Aidan Gillen
Il film narra la parabola della vita di Freddie Mercury, il celeberrimo cantante dei Queen che si vergognava delle sue origini (persiane), si e' scoperto omosessuale ad un certo punto della sua esistenza e, come in molti della sua epoca, e' morto per le complicazioni legate alla malattia che aveva contratto, l'AIDS.
A rappresentarlo, Rami Malek, un attore americano il cui aspetto e le movenze ricordano quasi perfettamente quelle di Freddie. Un po' esagerata mi e' sembrata la "protrusione" degli incisivi superiori, impiantata, in qualche modo, a Malek per renderlo piu' simile (il cantante dei Queen aveva questa caratteristica).
Notevole lo sforzo intrapreso per le riprese dei brani, in molti dei quali la voce pare essere effettivamente quella di Freddie, opportunamente sincronizzata con quella di Marc Martel, un cantante canadese con caratteristiche vocali estremamente simili.
Per il resto, il film di Bryan Singer non si discosta molto dai "biopic" che vanno e sono andati per la maggiore, e questo "Bohemian Rhapsody" non ha deluso le aspettative di incasso, essendo il film di questo tipo di maggiore successo della storia e vincendo anche 4 premi Oscar, tra i quali quello per il miglior attore protagonista.
Francamente mi pare un po' troppo per un film discreto, ma, a mio avviso, nulla di piu'.
Voto: 7/10
