Vigevano - 18^ Rassegna letteraria - Incontro con Alessandro Baricco - Premio Nazionale alla Carriera Lucio Mastronardi
Nell’ambito della Rassegna letteraria della citta` di Vigevano, quest’anno intitolata “Tempo di talenti”, il premio italiano alla carriera e` stato assegnato ad Alessandro Baricco.
Baricco, romanziere, saggista, musicologo, divulgatore, sceneggiatore, pare proprio la perfetta incarnazione di un talento multiforme e poliedrico.
La premiazione e` stata accompagnata da una gradevolissima intervista-conversazione con Alessandra Tedesco, al Teatro Cagnoni di Vigevano.
Baricco e` apparso cosi` come lo conosciamo dalle sue molteplici apparizioni televisive: straordinario ma “normale”, colto di sorpresa dalla Tedesco che lo ha accolto con l’incipit del suo primo libro “Castelli di rabbia”, uscito nel 1991. Il libro che lo ha reso noto ai piu` e della cui cifra stilistica originale e precursiva, per I suoi tempi, si e` parlato diffusamente.
La conversazione ha spaziato liberamente andando poi a fermarsi sul suo ultimo libro, “The game”, in cui la rivoluzione digitale viene analizzata da un punto di vista, manco a dirlo, originale ed innovativo, che invece di soffermarsi sui difetti inevitabilmente presenti, aiuta a comprenderne le radici, le cause scatenanti e in qualche modo la necessita` (vedi qui una mia recensione…).
Brevi cenni su un futuro immenso e quasi inimmaginabile, insomma, lasciati cadere con la solita leggerezza profonda, tra frasi divertenti e improvvisi scorci su paesaggi sconosciuti e straordinari.
Simpatico, sicuro di se` e consapevole del suo successo, ma autoironico al punto da rivelare la frase che, attaccata su un foglietto al suo PC, rivelava fin da giovane le sue ambizioni. E poi il rapporto un po’ strano con I critici, che hanno da subito malsopportato la sua tendenza a “sconfinare” dal campo della letteratura per immergersi in altri ambiti, tra cui: aprire una scuola di scrittura creativa (la “Holden” a Torino); occuparsi di sceneggiatura e pubblicita` (ma quest’ultima, ha rivelato, fa parte delle sue radici, avendo all’inizio lavorato come pubblicitario); condurre trasmissioni televisive, di cui la prima “L’amore e` un dardo”, dedicata a un’analisi al tempo stesso profonda, precisa e divulgativa dell’opera lirica, me lo ha rivelato e si associa a un ricordo “personale” (ero a casa in pre-maternita`, ho acceso la tv un pomeriggio e ne sono rimasta folgorata), un’altra, “Pickwick” condotta con Giovanna Zucconi, e` stata uno straordinario modo di far entrare la letteratura, di solito un po’ trascurata, in tv; portare I libri in teatro in modo un po’ insolito ma sempre interessante e coinvolgente anche grazie alle sua fantastica capacita` di affabulazione.
Ma forse il massimo affronto alla critica e` stato rifiutare “il grande onore” di far parte della giuria di un importante premio letterario con un lapidario “Preferirei di no”.
Come probabilmente state notando, ho difficolta` a concludere. Posso dire semplicemente che e` stata una serata straordinaria?