Green book - (Peter Farrelly, 2018) - Recensione - Con Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini, Sebastian Maniscalco, P.J. Byrne
Anni '60.
Tony Lip e' un italoamericano con tutte le classiche (un po' stereotipate) caratteristiche dell'italiano del sud.
In cerca di lavoro, lui, che e' istintivamente razzista nei confronti dei neri, si trova ad essere l'autista e un po' guardia del corpo di Don Shirley, un anomalo pianista di colore ricco e raffinato.
Shirley per nobili ragioni ha fatto organizzare dalla sua casa discografica un tour di concerti nel profondo sud degli USA, in stati dove l'uguaglianza di diritti tra neri e bianchi e' ancora praticamente assente.
Gli alberghi dove alloggiare sono stabiliti cercando sul "Green Book", un libretto con l'elenco degli esercizi commerciali dove le persone di colore sono ammesse.
Shirley e' poi invece accettato e apprezzato da tutti quando sale sul palco e suona la sua raffinata e particolare musica che appare come un misto di jazz e classica (ambito dove ha studiato approfonditamente).
Il viaggio sara' l'occasione per una crescita da parte del rozzo Tony Lip e, perche' no, anche del raffinato Shirley...
Il film con la regia e la sceneggiatura di Peter Farrelly e' realizzato piuttosto bene, anche se qualche atteggiamento da parte dell'italoamericano Tony e della sua numerosa e rumorosa famiglia appare un po' troppo luogo comune.
Certe altre sorprendenti situazioni sono invece e purtroppo molto probabilmente veritiere, nel campo degli atteggiamenti razzisti e delle leggi ancora segregazioniste che vigevano da quelle parti. D'altronde il film si richiama alla vera storia dei 2 protagonisti.
Spettacolari le musiche del film, sia quelle della colonna sonora che quelle molto particolari suonate da Shirley con il suo trio che comprende contrabbasso e violoncello.
Un po' anomala la scelta del danese Viggo Mortensen per interpretare l'italoamericano Tony.
Il film si e' aggiudicato 3 premi Oscar nel 2019 tra i quali quello per il miglior film.
Voto: 8/10
