Nome di donna - (Marco Tullio Giordana, 2018) - Recensione - Con Cristiana Capotondi, Valerio Binasco, Stefano Scandaletti, Michela Cescon, Bebo Storti
Nina e' una ragazza madre. Attualmente ha un compagno, ma non vuole pesare finanziariamente su di lui.
Nonostante a lei piaccia fare la restauratrice, per mantenere se stessa e la figlia accetta il lavoro di inserviente in una residenza per anziani di lusso che le ha trovato un amico prete.
Si trova in un paese di provincia non lontano da Milano (dove abitava).
Lei inizialmente si trova bene, ed e' benvoluta in particolare da una delle degenti, una ex attrice.
Le avance subite dal direttore della residenza (rifiutate) iniziano un percorso fatto di ricatti e vessazioni che Nina vuole risolvere andando coraggiosamente per vie legali, e questo nonostante le difficolta' che incontrera' subito, andando contro le gerarchie del centro, e l'atteggiamento della maggior parte delle colleghe, molte delle quali, nonostante abbiano probabilmente subito lo stesso trattamento, per convenienza e/o paura di perdere il posto preferiscono tacere...
I film di Marco Tullio Giordana trattano spesso problemi sociali (I Centopassi, La maglio gioventu', Romanzo di una strage), e anche "Nome di donna" non fa eccezione,
Per questo lungometraggio sicuramente ha avuto un ruolo il momento storico in cui e' stato pensato e girato, forse troppo.
La trama e' abbastanza prevedibile, ma grazie al mestiere dello sceneggiatore e regista Giordana il risultato e' di tutto rispetto.
Ottime le interpretazioni degli attori (Bebo Storti e Adriana Asti in primis).
Molto brava la protagonista Cristiana Capotondi, ma non escludo che qui potrei non essere del tutto imparziale, dato il mio apprezzamento quasi "a prescindere" per la simpatica attrice romana...
Voto: 7.5/10
