Happy End - ( Michael Haneke, 2017) - Recensione - Con Isabelle Huppert, Mathieu Kassovitz, Jean-Louis Trintignant, Fantine Harduin, Dominique Besnehard
Happy end racconta di un pezzo di vita di una ricca famiglia borghese di Calais.
Il piu' anziano, Georges, oggi con problemi di demenza senile, ha consapevolezza del suo stato e avrebbe piacere di passare a miglior vita.
E' probabilmente lui che ha costruito la fortuna della famiglia, impegnata nel ramo immobiliare.
Adesso l'azienda e' portata avanti dalla capace figlia Anne e a breve dovrebbe passare al figlio Thomas, che pero' si rivela inadeguato, anche e soprattutto in occasione di un incidente sul lavoro occorso in un loro cantiere.
In questo contesto, arriva la figlia del fratello di Anne, la fredda e infelice Eve. Suo padre e' divorziato e lei viveva con la madre, che adesso e' in fin di vita a causa di un misterioso avvelenamento.
Eve, che riprende spesso le scene della vita (e della morte) attraverso l'occhio del suo smartphone, ha pericolose tendenze all'uso di sostanze venefiche, verso gli altri (criceto compreso) e anche verso se stessa...
Il lungometraggio di Michael Haneke, reduce dal precedente e bellissimo "Amour", e' alquanto irritante per l'inutile "reticenza" con la quale illustra la vicenda.
Per i primi 40 minuti non si capisce con sufficiente chiarezza chi e cosa stesse raccontando.
Anche successivamente, certe scene sono inutilmente incomprensibili. Emblematica e' quella in cui il vecchio Georges parla con ragazzi di colore, ma la ripresa e' fatta dall'altra parte della strada, e il fragore delle automobili che passano copre quasi completamente le loro parole.
Tendenzialmente freddo e duro, nel film non c'e' traccia di colonna sonora, nel racconto del decadimento della famiglia borghese, tema peraltro gia' affrontato spesso nella cinematografia moderna.
Come in Amour, ritroviamo un ottimo, quasi irriconoscibile Jean-Louis Trintignant e la brava Isabelle Hupper.
Voto: 6.5/10
