Final Portrait - L'arte di essere amici - (Stanley Tucci, 2017) - Recensione - Con Geoffrey Rush, Armie Hammer, Tony Shalhoub, Sylvie Testud, Clémence Poésy, James Faulkner
Parigi, 1964.
Lo scrittore americano James Lord commissiona un ritratto di se stesso all'anziano e affermato pittore svizzero Alberto Giacometti.
Il lavoro, che doveva durare poco tempo, tratterra' l'americano a Parigi per 18 giorni, costringendolo di volta in volta a posticipare l'aereo per il rientro in patria.
Con spirito creativo ma perennemente insoddisfatto (e anche un po' depresso) Giacometti continuava infatti a cancellare le opere anche pregevoli che ritraevano il volto di James ridipingendovi sopra uno strato di colore grigio per poi sovrapporvi un ennesimo tentativo di ritratto.
Piuttosto buffo e' il rapporto tra il carattere scapestrato , bohemienne e un po' folle di Giacometti e quello a puntino, quasi dandy (e paziente) di James.
La trama del film e' tratta dal diario di James Lord "A Giacometti Portrait", dove racconta i 18 giorni trascorsi nell'atelier parigino del pittore svizzero.
Mi e' parsa molto ben tratteggiata la figura di Giacometti, interpretata da Geoffrey Rush, anche grazie ad una notevole somiglianza fisica, e interessante e' la tematica dello spirito creativo, in particolare per le persone sensibili al tema.
La ripetitivita' dell'argomento, pero' puo' annoiare, anche se le scene anche divertenti non mancano.
Voto: 7/10
