Divorare il cielo – di Paolo Giordano - Recensione
E` stata una mia amica a portarmi questo libro perche` lo leggessi, io non lo avrei mai comprato perche` ero rimasta troppo delusa da “La solitudine dei numeri primi” ( http://petardo.over-blog.it/article-la-solitudine-dei-numeri-primi-paolo-giordano-e-la-sua-copertina-109895789.html ), che ho giudicato interessante ma freddo e soprattutto senza finale, in grado di suscitarmi molte aspettative per poi deluderle tutte.
Questa storia parte ruvida, I personaggi non sono istintivamente simpatici, hanno un modo spigoloso di porsi davanti alle situazioni.
Eppure la storia intriga e si snoda attraverso le molte inquietudini dei nostri giorni, attraversa Il settarismo religioso, l’ecologismo d’assalto, il ritorno alla terra. Ma anche la scoperta adolescenziale del sesso, che non e` certo cosa dei nostri giorni, ma si ripete sempre uguale e sempre diversa da un secolo all’altro. E l’amore, ovviamente, declinato un po’ in tutte le sue forme, e la morte che sta dietro tutte le cose.
Brevemente, la protagonista e` una ragazza di citta` che ogni estate scende da Torino alla Puglia, con suo padre, a passare l’estate nella villa della nonna. Qui conosce un gruppo di ragazzi e una famiglia che cambiera` la sua vita. L’evoluzione della storia e` inaspettata e piena di sorprese, non tutte positive.
C’e` come una vena di rassegnazione e di tristezza latente in tutto il racconto, che dilata il tempo a dismisura: quando il romanzo finisce la protagonista ha 32 anni ma penseremmo che ne abbia ormai una cinquantina, invece sembra che tutti quei fatti li` accadano in 5 o 6 anni.
Per certi aspetti e` la cronaca di una vita buttata via, di occasioni perdute, di tentativi fallimentari; per altri e` un ribaltamento totale del punto di vista, un altro modo di vivere, non convenzionale, “povero”, una riscoperta di valori dimenticati che puo` far intravedere un modo di uscire dalla stagnante situazione attuale, non solo locale e non solo economica, pensando anche a come si possa salvare il nostro pianeta dall’inquinamento e dalla devastazione crescente dovuta ai consumi eccessivi.
Ma non e` propriamente un libro ecologista, come non e` una storia di fanatismo religioso, anche se quest’ultima tematica fa parte del racconto, nel senso che I protagonisti con la religiosita` hanno in qualche modo un debito, un conto non chiuso che li porta ad eccessi di ribellione e desideri di ritorno.
Ci sono molti sentimenti in conflitto e molte cose non dette, c’e` la solitudine e il difficile rapporto con un mondo troppo chiassoso, superficiale, avido. C’e` la lotta persa in partenza tra gli ideali e il denaro, gli eccessi, la droga, l’alcool, l’ossessione per la paternita`/maternita`, gli amori che vanno e vengono, la violenza che sembra legata a cause contingenti ma viene dal passato e dal profondo. Cosi` tante cose che a un certo punto paiono troppe. Ma il finale e` quasi una catarsi, il dramma fa emergere tutto cio` che stava nascosto nelle pieghe del racconto e ci spiega tutto cio` che non era chiaro, e ci si ritrova in una calma strana.
Ho avuto qualche esitazione nella lettura, certe parti mi infastidivano, soprattutto all’inizio certi personaggi sembrano grezzi, certe situazioni sono raccontate “tirando via”. Poi la storia prende il sopravvento e coinvolge, anche se e` difficile identificarsi con qualcuno di loro, sembrano sempre “oltre” o “troppo”. Pare il ritratto di una generazione sbandata, senza piu` ideali, con sogni enormi o infinitesimi, che sfodera pero` con capacita` insospettate.
In conclusione, penso che la parte finale di questo libro sia assolutamente da leggere, percio` vale la pena di resistere nella parte iniziale piu` scoscesa per poi arrivare fino alla fine.
Paolo Giordano, comunque, pur usando una forma letteraria assolutamente composta e direi quasi “tradizionale”, si conferma per me uno scrittore non convenzionale per I suoi contenuti.
Voto: 7.5/10
Nota: la recensione di mia moglie.
