Room - (Lenny Abrahamson, 2015) - Recensione - Con Brie Larson, Megan Park, William H. Macy, Jacob Tremblay, Joan Allen, Sean Bridgers
E' la storia di Joy, rapita sette anni prima da "Old Nick", e da allora segregata in una stanza, chiusa da una porta a combinazione (la "Room" di cui il titolo)
Old Nick entra regolarmente a portare viveri e a soddisfare i propri bisogni sessuali.
Da questa relazione malata e' nato il figlio, l'adorato Jack, che e' convinto che il mondo sia tutto li, in quella stanza.
Per cercare di limitargli le sofferenze dovute alla reclusione, infatti Joy fa credere a Jack che tutto quello che vede alla disturbata televisione presente nella stanza e' finto.
Ma Joy ritiene che e' oramai giunto il momento di raccontargli la verita', peraltro di difficile comprensione per il piccolo Jack, che ha appena compiuto cinque anni.
Con uno stratagemma architettato da Joy, riescono a uscire, ma l'impatto con il mondo esterno e' talvolta non meno duro della vita all'interno della stanza...
Il film e' Tratto da una storia vera avvenuta ad Amstetten, in Austria, e raccontata da Emma Donghue nel romanzo Stanza, letto, armadio, specchio.
Emma e' anche sceneggiatrice e produttrice della versione cinematografica del suo romanzo.
La regia e' affidata all'irlandese Lenny Abrahamson.
Nonostante qualche particolare a cui non e' facile credere, il film e' tutto sommato ben fatto, e in particolare alcune scene e alcune situazioni sono genuinamente emozionanti, senza mai cadere nel melenso (ma qualche volta fermandosi solo poco prima).
Il film ha vinto parecchi premi, tra i quali l'Oscar 2016 come miglior attrice protagonista a Brie Larson (Joy).
Notevole l'interpretazione del piccolo Jack ad opera di Jacob Tremblay, sicuramente grazie anche all'accorta direzione della regista.
Voto: 8/10
