“Da dove la vita e` perfetta” di Silvia Avallone - Recensione
Dopo “Acciaio”, un’altra storia difficile di periferia “estrema” e disagiata, ambientata in un quartiere inventato di Bologna, detto “I Lombriconi” perche` costituito da due lunghissimi casermoni abitati per lo piu` da povera gente, spesso collusa con la malavita, dove lo spaccio e` di casa.
In questo ambiente vive Adele, una ragazzina diciassettenne che fa parte di una famiglia composta anche da sua madre e sua sorella. Il padre e` in carcere (ma a un certo punto riappare).
Adele e` incinta di Manuel, bello e dannato, giovane delinquente in carriera, gia` inserito in giri di spaccio e malaffare.
La gravidanza di Adele non e`, ovviamente, tranquilla e lineare: ha solo 17 anni, Manuel non la sposera` e addirittura finisce in galera poco dopo aver saputo che sara` padre. La madre di Adele mantiene le figlie con un lavoro di commessa, molto lavoro e pochi soldi.
Il lunghissimo tragitto in autobus dai Lombriconi al centro sembra la distanza dall’ Inferno al Paradiso, gli abitanti dei Lombriconi in centro non vanno quasi mai perche` sembra off-limits per loro.
All’appartamento vicino abita Zeno, che vive con la madre gravemente malata, se ne prende cura ed e` anche bravo a scuola, praticamente l’unico del quartiere. Solo alla fine si capira` esattamente qual e` il male della madre e si spiegheranno anche i momenti d’ombra di Zeno.
Sia la famiglia di Adele che quella di Zeno e` finita ai Lombriconi “per decadenza”: avevano entrambe una vita migliore, ma l’hanno persa, e questo aggiunge rimpianto al loro disagio attuale.
La storia di questi personaggi procede in parallelo a quella di Dora e Fabio, adulti benestanti alla disperata ricerca di un figlio che non arriva, e c’e` un collegamento: Dora e` insegnante di Zeno che e` il suo studente migliore.
C’e` una grande quantita` di temi in questo libro: figli che arrivano indesiderati e figli desiderati che non arrivano, gli amici che diventano avversari, il sogno di uscire dal quartiere, quello di “scalare” la malavita, l’amore non ricambiato, essere stati “il bambino ciccione”, essere portatori di handicap, la maternita`, il potere quasi magico dell’impegnarsi ed essere positivi nonostante tutto, il sogno di una vita migliore, la fatalita` cattiva che puo` rovinare tutto. Si potrebbe dire, la forza della vita.
Ci sono momenti molto intensi e commoventi, altri meno verosimili (Manuel e Zeno che a 12 anni leggevano Dostojevski?).
Spicca, nella storia dei personaggi che vivono ai Lombriconi, la quasi totale assenza dei padri, che o sono in galera , o sono tossici, o se ne sono andati.
La storia di Dora e Fabio invece ricostruisce un po’ i difficili passi che una coppia si trova ad affrontare nel corso di un tentativo di adozione, e racconta molto bene gli stati d’animo e i conseguenti comportamenti degli aspiranti genitori, pressati anche da una serie di procedure particolarmente assillanti.
Il racconto si snoda con un tempo non del tutto regolare, ma nonostante i molti personaggi si riesce perfettamente a seguire tutti I rivoli delle storie. Sembra esserci cosi` tanto materiale da non avere il tempo di seguirle tutte (Maria Elena? Il padre di Adele? Serena?).
Comunque, e` un libro che si legge tutto d’un fiato perche` la storia coinvolge. Mi e` piaciuto molto e trovo la scrittura di Silvia Avallone estremamente efficace.
Voto: 8/10
