"Qualcosa la` fuori" di Bruno Arpaia
Ho letto questo libro l’anno scorso e in questi giorni di clima impazzito e disastri meteo mi e` tornato in mente associato a una certa ansia.
E` una storia che ritenevo ambientata in un futuro piuttosto lontano e magari evitabile, ma comincio ad avere dei dubbi, soprattutto perche` sembra che il clima si stia evolvendo in questa direzione a grandi passi.
Dunque, si parla di un mondo devastato dai mutamenti climatici, il deserto che si estende ben oltre la zona equatoriale, I mari che si sono innalzati fino a sommergere interamente l’Olanda.
I governi non hanno saputo prendere delle misure efficaci e la popolazione e` orma in preda all’irrazionalita` e al disordine. Ci sono zone infestate da predoni, tra edifici abbandonati e discariche a cielo aperto, la legge praticamente non esiste piu`, l’umanita` sta regredendo a livelli primitivi.
L’unica parte di mondo rimasta coltivabile, in un clima ospitale, e` la Scandinavia. Questo la rende meta di tutti, ovviamente, percio` I governi scandinavi hanno chiuso gli accessi ed entrarci e` quasi impossibile: bisogna dimostrare di avere parenti gia` residenti la` e in grado di farsi carico degli “ospiti”. La frontiera e` difesa con le armi e ci sono sofisticati sistemi anti-intrusione.
Ma c’e` un’organizzazione, privata (e vagamente “losca”, ma la cosa non e` chiarita), che a caro prezzo si occupa di accompagnare a piedi a marce forzate, in carovana, enormi gruppi di persone fino alle desiderate frontiere settentrionali.
Di una di queste carovane si trova a fare parte Livio Delmastro, ex professore di neuroscienze a Stanford, in pensione. E` rimasto solo avendo perso in circostanze drammatiche la moglie e il figlio, sembra non avere piu` nulla da perdere, ma gli e` rimasta una certa capacita` di mettersi a disposizione degli altri . Il libro segue Livio e I suoi compagni di strada, condotti dalle guide armate che impongono orari/razioni/divieti alla carovana, tra citta` derelitte e desertificate, laghi asciutti, palazzi ridotti a scheletri, ponti sulla sabbia.
La compassione non ha posto in questo ambiente, dove chi non ce la fa viene lasciato indietro, chi non ubbidisce puo` anche venire ucciso, dove si arraffa l’acqua la` dove la si trova togliendola a chi abitava nella zona, e i predoni sono fronteggiati con le armi.
Livio riesce ancora ad usare le sue risorse umane per prendersi cura dei suoi compagni, ma non ha molte possibilita`..
La caratteristica di questo libro e` che non c’e` una “vera” trama, o meglio, piu` che della destinazione ci si interessa del viaggio, o si racconta il passato.
La conclusione percio` sembra tronca. Forse anche perche`, date le premesse, l’evoluzione della storia non e` neppure immaginabile.
Come inimmaginabile per me e`, al momento, l’evoluzione possibile del mondo in cui stiamo vivendo, tra catastrofi annunciate e crescenti, governi imbelli e irrazionalita` dilagante.
Queso libro non sembra raccontare una storia di fantascienza, anzi, pare un futuro molto verosimile e purtroppo molto prossimo.
Quindi, sarebbe una buona cosa se lo leggessero seriamente tutti e altrettanto seriamente prendessero dei provvedimenti.
Sinceramente non sono molto ottimista.
