Poetry - ( Lee Chang-dong, 2010) - Recensione - Con Yu Junghee, Lee David, Kim Hira, Ahn Naesang. Genere
In una triste provincia della Corea del Sud la sessantacinquenne Yang Mi-ja, accudisce Jong, il brufoloso e squallidino nipote adolescente. La figlia e mamma di Jong e' lontana per lavoro.
E' ancora una bella signora, e si tiene con cura.
Vive facendo la badante part time presso un signore anziano piuttosto danaroso probabilmente menomato da un ictus.
Talvolta ha strane amnesie che le vengono diagnosticate come un principio di alzheimer.
Lei ha un animo molto sensibile, vorrebbe scrivere poesie ma le manca l'"ispirazione". Per questo inizia a frequentare un corso di poesia e un gruppo di pseudo poeti dilettanti.
Una brutta storia che coinvolge il nipote viene a complicare la sua esistenza. Una compagna di scuola si e' suicidata gettandosi nel fiume a causa degli abusi subiti nei mesi precedenti da sei adolescenti, uno dei quali e' suo nipote.
Il comitato di genitori dei sei (tutti padri tranne lei) vorrebbero tacitare la madre della ragazza abusata trovando un accordo pecuniario per evitare la denuncia.
Ma Yang Mi-ja quei soldi non li possiede...
Poetry e' un interessante lungometraggio scritto e diretto da Lee Chang-dong, interessante anche e soprattutto per l'ambiente dove si svolge, la Corea del Sud, un paese che sta vivendo uno sviluppo economico travolgente che si riflette, probabilmente nei suoi aspetti meno positivi, nella alquanto degradata periferia della nazione.
Yoon Jeong-hee e' l'attrice che interpreta (bene) la delicata Yang Mi-ja, alle prese con situazioni certamente non facili.
Molto elementari e talvolta piuttosto imbarazzanti le lezioni di poesia e soprattutto le composizioni poetiche dei pseudo-poeti del gruppo a cui si e' iscritta la protagonista.
Il film si e' aggiudicato il premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes del 2010.
Voto: 7/10
