Una vita da gatto - (Barry Sonnenfeld, 2016) - Recensione - Con Kevin Spacey, Jennifer Garner, Robbie Amell, Cheryl Hines, Mark Consuelos
Tom Brand e' il padre-padrone di una grande azienda di famiglia. Sta facendo costruire un palazzo che dovrebbe diventare il grattacielo piu' alto del nord America.
La sua idea, sicuramente nata dal suo ego piuttosto evidente, e' portata avanti da Ian, un suo dipendente che pero' ha altre idee per l'azienda e in piu' mire di carriera piuttosto pesanti, anche a costo di lavorare (sottobanco) contro il titolare.
Voci della costruzione, da parte di un'altra azienda concorrente, di un grattacielo di 18 metri piu' alto fa andare su tutte le furie Tom, che minaccia di licenziare Ian.
Tom pensa quasi unicamente all'azienda, trascurando la sua seconda moglie e la figlia, che come regalo di compleanno vorrebbe un gatto. Sebbene lui odia i gatti, forse anche un po' per senso di colpa, decide di acquistarne uno. Si chiama Mister Fuzzypants, e lo trova in uno strano negozio di animali gestito da uno "strano" personaggio.
Lui, Mister Fuzzypants e Ian si recano sul tetto del nuovo grattacielo. Complice un fulmine e con lo zampino malefico di Ian, Tom e il gatto precipitano per diversi piani, prima di sfondare la vetrata (per uno strano gioco di rimbalzi con la struttura esterna) e rientrare all'interno dell'edificio.
Il gatto si salva, mentre lui entra in coma. Da qui inizia la parte piu' surreale della pellicola: il gatto pensa e agisce come se fosse Tom pur nelle fattezze e capacita' di un gatto, cercando in tutti i modi di farsi riconoscere da moglie e figlia e, nel contempo, evitare che l'infido arrampicatore aziendale Ian approfitti della quasi morte di Tom (cioe' sua) per prendere le redini dell'azienda...
"Una vita da gatto" e' chiaramente un lungometraggio che sta tra la fiaba ironica e il film disneyano a base di animali pensanti. Nulla di "serio", sicuramente, ma tutto sommato buono per una serata piacevole.
Diretto e recitato con la consueta professionalita' dei film made in USA, fa uso di elaborazioni elettroniche delle immagini (piuttosto ben fatte) che permettono di far fare al povero gatto le scene piu' incredibili.
Voto: 7/10
