La vita immortale di Henrietta Lacks - (George C. Wolfe, 2017) - Recensione - Con Rose Byrne, Courtney B. Vance, Oprah Winfrey, Renée Elise Goldsberry, Lisa Arrindell
La vita immortale di Henrietta Lacks racconta la storia non molto nota di una donna di colore che nel 1951 mori' a causa di un tumore al collo dell'utero.
Le sue cellule tumorali della biopsia verranno utilizzate, a sua insaputa, per degli esperimenti scientifici che porteranno a notevoli scoperte nell'ambito della ricerca medica genetica. Le caratteristiche peculiari di queste cellule sono tali per cui si possono riprodurre in vitro, cedere ad altri laboratori di ricerca e, in pratica, non morire mai.
Legalmente, l'unica regola da rispettare in questi casi era la non menzione del nome del donatore, e infatti queste cellule saranno note con il nome di HeLa.
All'oscuro della vicenda erano anche i (numerosi e spesso problematici) famigliari di Henrietta, fino a quando una giornalista scientifica (bianca), Rebecca Skloot, decise, nonostante le difficolta' che incontrera', di raccontare questa storia.
Il film e' tratto dall'omonimo libro scritto da Rebecca, che sapra' (con fatica) contattare e conquistarsi la fiducia dei parenti di Henrietta.
Tra poche foto d'epoca e una narrazione spesso drammatica e leggermente caotica, si scopriranno man mano i pezzi del puzzle che compongono la vicenda.
Le interpretazioni dei vari personaggi, tra cui Oprah Winfrey che copre il ruolo fondamentale della figlia di Henriette, Deborah Lacks, sono spesso un po' sopra le righe, esagitate, ma probabilmente questo era il carattere dei personaggi di questa particolare famiglia afroamericana.
Eccezionali le musiche che accompagnano la pellicola che, oltre a brani dell'epoca, comprende musiche originali di Branford Marsalis.
Voto: 7.5/10