La ragazza del treno - (Tate Taylor, 2016) - Recensione - Con Emily Blunt, Haley Bennett, Rebecca Ferguson, Justin Theroux, Luke Evans
Le prime scene del film raccontano una situazione che probabilmente molti di noi hanno vissuto. Guardando dai finestrini del treno chi non si e' mai fatto delle domande e fantasticato sulla vita che si svolgeva nelle abitazioni adiacenti la ferrovia, sbirciando nelle finestre illuminate e sui balconi?
Questo si chiede Rachel, la protagonista del film, passando davanti ad alcune ville, sul treno che utilizza quotidianamente.
Ma le similitudini, fortunatamente, finiscono qui (o almeno si spera).
E' evidente che Rachel e' una giovane donna triste, turbata e con dei problemi.
Si scoprira' che la borraccetta dalla quale beve sul treno non contiene acqua come parrebbe ma qualcosa di alcolico. Non viaggia per andare al lavoro (come invece pensava l'amica che la ospita da due anni) ma senza un motivo apparente, e sembra conoscere due giovani donne bionde che abitano in case affacciate alla ferrovia, motivo principale dei suoi viaggi quotidiani.
Una e' Anna, la moglie del suo ex marito Tom, ora neomamma. L'altra e' Megan, la loro inquieta babysitter.
La separazione da Tom, che l'ha lasciata per Anna, e' la causa dell'alcolismo di rachel. Ancora oggi non si rassegna di essere stata lasciata e tempesta di telefonate Tom, o almeno cosi' appare.
Megan Scompare. Il suo corpo sara' ritrovato in un bosco della zona, e una delle indiziate dell'omicidio sara' inevitabilmente Rachel...
Tratto piuttosto fedelmente dall'omonimo romanzo di Paula Hawkins, La ragazza del treno e' un giallo psicologico con toni da thriller.
Piuttosto cupo e serioso (non mi pare ci sia ne' un sorriso ne' tantomeno una risata lungo tutta la durata della pellicola) si sviluppa con una struttura classica, dove, alla fine e con un certo impegno anche da parte dello spettatore, tutte le tessere del puzzle trovano una loro collocazione.
Tutto sommato un lavoro onesto da parte del regista Tate Taylor per un film quantomeno decente, sicuramente aiutato in questo dalle musiche di Danny Elfman.
voto: 7/10
