Pecore in erba - (Alberto Caviglia, 2015) - Recensione - Con Davide Giordano, Anna Ferruzzo, Omero Antonutti, Bianca Nappi, Mimosa Campironi
Leonardo Zuliani e' un giovane che, fin dalla piu' tenera eta', aveva innato un sentimento di profondo antisemitismo. Odia gli ebrei e senza un se e senza un ma, e fa di tutto per esternare questo suo sentimento che e' diventato per lui una ragione di vita.
La fantasia e le capacita', a questo apparentemente timido, anonimo e indifeso ragazzo non mancano certo.
Tra le numerose iniziative, disegna un fumetto decisamente antisemita (e splatter) dal titolo "Bloody Mario" e inventa un "pratico" kit contenuto in una valigetta con la bandiera di Israele, liquido infiammabile e accendino zippo per bruciare la bandiera stessa (kit di grande successo).
Interessante anche un metodo per portare allo stadio scritte antisemite, usando lettere legate con del velcro e anagrammate, come quella che da' il titolo al film, che da "Troppe pecore in erba" riarrangiando le lettere diventa "Ebreo trippone crepa".
Questa sua attivita' lo porta ad essere amato da parecchie persone, alcune delle quali assai discutibili e decisamente diverse da lui (ad esempio inquietanti organizzazioni neonaziste) ma anche odiato o quantomeno incompreso, in dinamiche che portano alla coniazione del termine "antisemitismofobia", cioe' un (quasi) ribaltamento della realta'.
Ma sono oramai sei mesi che Leonardo Zuliani e' sparito e nessuno (o quasi) sa dove si e' cacciato...
Come forse avete intuito "Pecore in erba" e' un film decisamente paradossale ed ironico, ferocemente ironico. Per di piu', e' anche girato in un modo particolare: come se fosse un documentario. Molte fasi sono descritte con fotografie, e il protagonista non parla quasi mai. A farlo sono le persone che lo hanno frequentato come sua madre, la maestra, il compagno boy scout eccetera, mentre spezzoni della sua vita sono tratti da un film (in bianco e nero) fatto su di lui.
Chiaramente e' tutto inventato, ma, nonostante l'argomento abbastanza paradossale sebbene non privo di agganci al mondo reale, il tutto e' credibilissimo.
La credibilita' e' accentuata anche grazie ai personaggi che parlano di Leonardo: Freccero, Fazio, Sgarbi, Corrado Augias e altri che si prestano al gioco impersonando loro stessi.
Insomma, un'opera prima di Alberto Caviglia (tra l'altro ebreo anche lui) molto interessante e originale, a tratti geniale e sempre intellettualmente stimolante, tanto che spesso non e' facile seguire tutte le numerose connessioni e i numerosi riferimenti e citazioni contenuti nella pellicola.
