La prima luce - (Vincenzo Marra, 2015) - Recensione - Con Riccardo Scamarcio, Daniela Ramirez, Gianni Pezzolla, Luis Gnecco, Alejandro Goic
Che la relazione tra Marco e Martina non vada molto bene e' evidente. Stranamente, anche se incontrano il figlio Mateo (con una "t" sola), di sette anni, in tempi separati, alla fine vivono ancora nella stessa abitazione.
Lui e' un avvocato penalista, lei, cilena, lavora in una agenzia pubblicitaria.
Altrettanto evidente il fatto che, tra i 2, chi sta psicologicamente peggio e' Martina. Una situazione che pesa anche sul suo lavoro, e per questo e' criticata duramente dal capo (il che non aiuta...).
Quale e' il male oscuro che determina la depressione di Martina non e' chiarissimo ne' allo spettatore ne' a Marco, che infatti probabilmente non gli da' il peso adeguato.
Martina si sente svuotata, sola, in un paese straniero e vorrebbe disperatamente tornare in Cile dalla sua mamma con il bambino.
La sua determinazione e la sua cocciutaggine sono difficilmente gestibili, di sicuro Marco non riesce a farlo. Lei lo accusa di essere un violento, anche se in pratica non sembrerebbe affatto, inoltre si indispettisce esageratamente quando scopre che Marco ha consigliato Mateo di rispondere anche fisicamente ad un bulletto che a scuola lo infastidisce.
Probabilmente la fragilita' psicologica di Martina ha portato Marco a nasconderle il passaporto. Lei infatti ha piu' volte manifestato la volonta' di tornare in Cile con il figlio, e lui non vuole.
Alla fine, pero', lo trova, e mette in pratica la sua intenzione.
Marco e' determinato a ritrovare entrambi. Si reca in Cile e, con l'aiuto di un avvocato italiano immigrato e di un investigatore privato, inizia a cercarla. La ritrovera'.
A questo punto e' lui lo straniero. Deve affrontare un processo in Cile per la di lei denuncia di maltrattamenti nei confronti di Mateo, e la cosa, per le leggi vigenti in quel paese, non sara' ne' facile ne' indolore...
"La prima luce" e' sicuramente un ottimo film. L'argomento, non comunissimo, e' trattato con misura e realismo, senza mai cadere nel sentimentalismo.
La prova di Scamarcio nell'interpretare Marco e' ottima, e anche l'attrice Daniela Ramirez (Martina) e' brava a tratteggiare un personaggio contemporaneamente fragile ma duro e determinato, che genera palpabile nervosismo anche nello spettatore.
Del regista Vincenzo Marra e' anche la sceneggiatura (con Angelo Carbone), talmente realistica che pare tratta da un episodio di vita reale, come forse lo e'.
Un po' sprovveduto e inspiegabilmente squattrinato, sebbene avvocato, appare il personaggio di Marco.
La conclusione, mi e' sembrata un po' poco facilmente comprensibile, o almeno foriera di differenti letture.
Molto interessante e suggestiva la colonna sonora, presente solo in alcune parti del film e forse anche per questo piu' efficace, della cantautrice cilena Carmila Moreno.
