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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Le ricette della signora Toku - (Naomi Kawase, 2015) - Recensione - Con Kirin Kiki, Masatoshi Nagase, Kyara Uchida, Miyoko Asada, Etsuko Ichihara

petardo

 

Film delicato e poetico che da` del Giappone un’immagine un po’contraddittoria: da un lato la gentilezza estrema, la buona educazione, il rispetto per il bene comune; dall’altro la tendenza a nascondere e isolare chi e` diverso anche a causa di una malattia.

Sentaro e` un maturo giovanotto che gestisce un chiosco per la vendita di Dorayaki, dolce tipico giapponese composto da due pancake ripieni della marmellata “an” fatta coi fagioli rossi.

Un giorno al chiosco si presenta una signora settantenne che chiede di poter lavorare come assistente di cucina. Sentaro, data l’eta` della signora, e` molto perplesso, ma un po’ per l’insistenza di lei, un po’ perche` un giorno dopo l’altro si stabilisce un dialogo e la signora gli fa assaggiare la “sua” strepitosa marmellata di fagioli rossi, finisce per assumerla.

Grazie alla marmellata della signora Toku il chiosco decolla: la mattina all’apertura c’e` la fila.

Il chiosco e` frequentato anche dalle ragazzine del liceo, sciocchine come tutte le ragazzine della loro eta`, tra cui una che ha qualche problema in piu` perche` non ha il papa` e non va d’accordo con la sua mamma (che e` abbastanza strana).

Quest’ultima ragazzina e` amica di Sentaro e diventa amica anche della signora Toku, come se quest’ultima fosse la sua nonna.

Un giorno dopo l’altro Sentaro, la signora e la ragazzina approfondiscono la reciproca conoscenza; Sentaro sembra un po’ brusco, ma e` pieno di problemi, e` stato in prigione e ora gestisce il chiosco per ripagare un suo debito; la ragazzina ha problem con sua madre; la vita della signora Toku e` stata segnata da una malattia che risale alla sua giovinezza e che non la lascera` mai.

A rivelare questa malattia, in qualche modo rovinando l’armonia che si era instaurata, e` la padrona del chiosco, antipatica e ficcanaso, che se ne accorge osservando le mani della signora Toku.

La signora Toku ha una malattia che fa paura al solo nominarla, anche se ormai non e` contagiosa: il morbo di Hansen (la lebbra). La padrona del chiosco impone alla signora Toku di smettere di lavorare e tornare a richiudersi in sanatorio.

Li` Sentaro e la ragazzina vanno anche a trovarla, scoprendo un mondo che sembra fermo nel tempo, di esclusi che vivono in un bel parco con delle belle casette, hanno una (sporadica) assistenza sanitaria e una vita sociale intensa ma limitata alla comunita`, in cui sono stati reclusi fin da piccoli, prelevandoli dalle rispettive famiglie non appena si e` manifestata la malattia. In questa specie di enclave I rapporti umani sono intensi e profondi, c’e` grande aiuto reciproco e un senso di fratellanza.

Fuori di li`, il mondo continua con le sue tensioni e i suoi conflitti: la proprietaria del chiosco impone a Sentaro un nipote che dovrebbe imparare ma si comporta cone un padrone, svogliato e arrivista, e Sentaro va a cercare di riprendersi la sua vita..

In quest’opera si respira la grande gentilezza che I Giapponesi hanno nei rapporti tra persone, il rispetto per le regole, l’amore per la natura (le splendide immagini dei ciliegi in fiore, al centro di Tokyo), ma anche l’intransigente accantonamento, a livello statale, di chi non e` in grado di assimilarsi a gli altri.

Incuriosita, mi sono poi documentata e ho scoperto che solo a partire dal 1996 (!) I lebbrosi in Giappone non sono piu` obbligati a vivere separati da tutti, in quei sanatori dove l’assistenza sanitaria negli anni si era fatta sempre piu` carente.

Insomma, un film di sentimenti e di denuncia sociale, di solidarieta` e avvicinamento tra persone isolate da una societa` troppo selettiva che sembra nascondere sotto un’enorme cortesia un’incapacita` di accettare la diversita`.

Bellissime immagini, bravi gli attori. Mi e` piaciuto molto.

Le ricette della signora Toku - (Naomi Kawase, 2015) - Recensione - Con Kirin Kiki, Masatoshi Nagase, Kyara Uchida, Miyoko Asada, Etsuko Ichihara
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