Il salto con le aste - (Domenico Starnone, 1989) - Recensione
Ho comprato per caso questo libro, in un mercatino dell’usato in cui cercavo qualche libro da lasciare in montagna, come soccorso in caso di improvvisa fine di quelli che mi porto da casa (perche` nel paesino, a 1300m, c’e` solo un’edicola che vende best seller, non proprio il mio genere).
Nella scelta ho guardato quasi esclusivamente I nomi degli autori: Domenico Starnone e` uno di quelli di cui mi fido, per cui, un’occhiata rapida al risvolto di copertina, e via alla cassa (il prezzo tra l’altro era veramente minimale).
E` uno dei suoi primi libri (e` del 1989).
Tutto all’interno di un gruppo di amici che sono tali da molti anni, fin dalla giovinezza, che hanno condiviso origini abbastanza umili, studio con ambizioni di riscatto, sogni di letteratura, militanza politica e amori (quasi ogni maschio del gruppo e` stato il compagno/il marito di quasi ogni ragazza del gruppo), esperienze sessuali vere e/o millantate.
E adesso sono quasi tutti prof disincantati o collaboratori “minori” di una Fondazione culturale poco nota, le coppie sono quasi tutte gia` scoppiate, ci sono figli di diversa eta` e diverse esigenze.
Conservano pero` la discutenza da sessantottini militanti che si mescola ai conflitti generazionali vissuti ormai dalla parte opposta, alle piccole guerre di potere nell’ambito della Fondazione, ai sogni di scrittura accantonati, a un senso di inadeguatezza e insoddisfazione per un presente squallidino che non corrisponde ai loro sogni di gioventu`.
La storia ruota intorno alla “famosa” lettera di Italo Calvino. Calvino l’avrebbe scritta a Michele, dopo aver letto una sua bozza, per incoraggiarlo a continuare a scrivere, e Michele vorrebbe renderla pubblica per usarla contro Olga, amica del passato, che adesso lo osteggia nella Fondazione.
Solo che la lettera e` falsa, e chi degli amici lo sa si mobilita, si vede, di nascosto e non, discute, argomenta, chiarisce, semplifica, complica. Coinvolgendo in parte anche il figlio di Michele e la sua ragazza e revitalizzando discussioni e passioni ormai decotte e sopite.
Con deliziose divagazioni, come il piccolo, carinissimo, cameo della bimba Matilde col suo demoniaco amico Camilli e I loro folli progetti di saltare dalla finestra per uccidere il signor Ottavio.
Finche` tutto finisce come scoppia una bolla di sapone.
E` il racconto di una generazione, quella dei giovani di sinistra di cinquant’anni fa, che parlavano forse troppo, a volte celando ambizioni banali e rivalse da “primi che han studiato” (cit. Guccini). Che si stracciano l’anima su cose davvero da nulla, che sono in realta` rimasti un po’ ragazzi e perfino indifesi davanti al cinismo dei giovani veri, a cui della sinistra non importa un bel niente, a cui forse non importa niente di niente, ma infine poi cosi` stupidi non sono.
Non arriva da nessuna parte, ma fa pensare. Ridimensiona un po’ tanti concetti, tante esagerazioni di lunga data.
Appena conosciuti I personaggi ci si ritrova “dentro” e sembra quasi di fare parte del gruppo.
Leggermente logorroico, ma esatto nel riprodurre un periodo, un ambiente.
Scritto bene.
