Charlie Bartlett - (Jon Poll, 2007) - Recensione - Con Anton Yelchin, Hope Davis, Robert Downey Jr., Megan Park, Jake Epstein
Dopo essersi fatto espellere per l'ennesima volta dall'ennesima, prestigiosa scuola privata, il ricco ragazzotto Charlie Bartlett verra' indirizzato in una scuola pubblica.
Charlie vive in una specie di castelletto con l'evaporata madre, ha l'autista e la Mercedes limousine che lo porta dove vuole. Il padre si scoprira' essere in galera per problemi di tasse non pagate (gia', siamo negli Stati Uniti, non in Italia).
Non appare particolarmente viziato (il classico cliche' dei ricchi rampolli), piuttosto, sembra che aneli allo scopo di essere benvoluto ed osannato da tutti, utilizzando mezzi anche illeciti e una notevole fantasia e intelligenza. Nell'ultima scuola privata si era messo a fabbricare patenti false per i suoi compagni, e per questo era stato espulso.
Giunto nella scalercia scuola privata vestito come se dovesse andare in un prestigioso college (giacca con stemma e cravatta), sara' inizialmente preso in giro e bullizzato abbastanza severamente.
Ma lui sembra avere il carattere giusto per non abbattersi, anzi, riesce a farsi amico con il "bullo" di turno, mettendosi addirittura in affari con lui.
Chiaramente affari relativamente loschi.
Charlie ha a disposizione l'analista personale pronto ad ascoltare le sue fisime e altrettanto pronto a prescrivere farmaci psicotici come il Ritalin.
Lui (e in particolare il bullo-amico) ne approfitta per vendere queste pillole ai suoi compagni.
Finisce per essere lo "psicoterapeuta" della scuola, con tanto di sedute dedicate nel suo ufficio (il bagno dell'istituto) e distribuzione di farmaci.
Anche qui diventera' popolarissimo, e attirera' le simpatie della figlia del preside (che e' un semialcolizzato, anche lui con problemi psicologici), ma anche qui andra' nei guai a causa dello "spaccio" di farmaci...
Pur non essendo nulla di eccezionale, questo film generazional-giovanilstico si vede volentieri. Certo, i luoghi comuni, anche se coniugati con una verve e una bizzarria abbastanza originale, non mancano, ma non danno fastidio piu' di tanto.
Con una certa leggerezza (il che non guasta quasi mai) mette in luce, magari caricandoli un po', i problemi e le nevrosi che certamente anche nella gioventu' americana non mancano (anzi).
Buona l'interpretazione dei vari ruoli, anche se il protagonista, interpretato da Anton Yelchin, mi e' parso dall'aspetto e dagli atteggiamenti un po' poco centrati, quasi dimessi.
Discreta la prova del regista John Paul, qui al suo primo (e per il momento ultimo) film, anche se nel 2007 aveva gia' 49 anni. Prima aveva lavorato in numerose pellicole come montatore.
