Janis - (Amy Berg, 2015) - Recensione - Con Janis Joplin, Cat Power. Gianna Nannini legge le lettere di Janis Joplin
A 46 anni dalla tragica morte per overdose, la regista americana Amy Berg sente la necessita' di realizzare un film-documentario sulla vita di Janis Joplin.
In effetti opere fatte bene come questo "Janis" non mi pare che esistano.
Dalle vecchie foto di famiglia, da interviste alla sorella, al fratello e ai personaggi che ha incontrato durante la sua breve vita si ricostruisce il percorso di Janis, senza retorica ne' eccessive celebrazioni di quella che e' considerata una tra le piu' importanti cantanti blues e pop della storia.
Ribelle e anticonformista, nonostante la famiglia borghese benestante, Janis soffre per questa sua diversita' e per l'aspetto fisico non certamente da pin-up girl, in quanto queste caratteristiche la portano a subire quello che oggi si direbbero azioni di "bullismo" da parte dei compagni di scuola.
Probabilmente anche per questo la sua vita' sara' una ricerca continua di affetto e consenso
Quasi per caso, a 14 anni scopre di avere un talento del tutto singolare, innato per il canto, in particolare del repertorio blues, che amava profondamente. Da li' iniziera' la sua carriera assieme a vari gruppi musicali nei quali diventera' ben presto l'elemento caratterizzante.
Morira' a 27 anni, la stessa eta' nella quale persero la vita molti altri celebrita' del mondo musicale: Brian Jones, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Kurt Cobain e Ami Winehouse.
