Fuocoammare - (Gianfranco Rosi, 2016) - Recensione - Con Samuele Pucillo, Mattias Cucina, Samuele Caruana, Pietro Bartolo, Giuseppe Fragapane
Fuocoammare e' una pellicola non facilmente classificabile, ma d'altronde il regista Gianfranco Rosi ci ha abituato, nei lavori precedenti quali, primo fra tutti, "Sacro GRA", alla sua tecnica particolare di narrazione.
Non e' completamente un documentario ne' un film, con una trama, un inizio e una fine, ma, contemporaneamente e' documentario ed e' film.
Girato con attori non professionisti che interpretano, con una disarmante naturalezza, se stessi (e si sa che non e' affatto semplice), la pellicola ci racconta quello che Rosi, in un anno di vita a Lampedusa, ha colto e ci ha voluto trasmettere.
Non e' un film sul fenomeno dell'immigrazione dal nord Africa ne' un saggio sulla vita dei lampedusani, ma offre uno spaccato guardato con occhio imparziale, distaccato e antiretorico di entrambi gli aspetti della vita sull'isola e sul mare che la circonda.
I due aspetti sembrano tenuti separati.
Samuele e' un ragazzino lampedusano che va a scuola e gioca sull'isola, andando a "caccia" di uccellini con la sua fionda. Ha qualche problema di vista, e cerca di riabituare un occhio "pigro" a riacquistare diottrie grazie ad un buffo paio di occhiali.
Curiosamente, soffre di mal di mare e cerca di abituarsi al movimento delle acque passando del tempo sul pontile galleggiante e (un po' goffamente) imparando ad andare su piccole imbarcazioni a remi.
Nel film Samuele non incontra mai i migranti, dei quali invece si occupa Pietro Bartolo, che e' anche il suo medico curante.
Bartolo racconta la sua vita alle prese con il dramma dei profughi. A lui e' spesso demandato anche l'ingrato compito della certificazione dell'avvenuta morte, cosa alla quale, nonostante i decenni trascorsi in questa situazione, non si e' mai abituato.
Infine troviamo i barconi stipati di persone che vivono la traversata dello stretto in condizioni disumane, soccorsi dai mezzi militari che pattugliano la zona.
Nessuna ricerca di retorica ne' di immagini d'effetto, e questa cifra stilistica penso sia la migliore garanzia dell'onesta' di un lavoro che anche per questo ha ottenuto riconoscimenti internazionali tra i quali l'Orso d'Oro al festival di Berlino.
Recentemente, non senza qualche polemica, Fuocoammare e' stato candidato all'Oscar quale migliore film straniero.
