Sister - (Ursula Meier, 2012) - Recensione - Con Léa Seydoux, Kacey Mottet Klein, Martin Compston, Gillian Anderson, Jean-François Stévenin
In una Svizzera che non t'aspetti, chiusa tra una valle con case popolari e, in vetta, stazioni sciistiche frequentate dai benestanti, Simon, il dodicenne protagonista di questo film, mantiene se stesso e la sorella Louise rubacchiando le attrezzature sportive dei "ricchi" e rivendendole.
I genitori, racconta senza emozioni Simon, sarebbero morti in un incidente stradale.
Sulle piste e nei locali adiacenti gli impianti di risalita Simon conosce alcuni dipendenti, che approfittano spesso degli "stock di materiale usato", come usa dire il ragazzino, e alcuni clienti benestanti, ai quali, talvolta in modo maldestro, cerca di rubare qualcosa.
La sorella Louise, dall'apparente eta' compresa tra i 25 e i 30 anni, vivacchia in modo disordinato, tra lavori saltuari e ragazzi che cambia frequentemente. Approfitta dei soldi guadagnati dal fratello per i propri "vizi" e non si preoccupa di lasciarlo solo anche giornate intere, mentre va in giro con i vari ragazzi con i quali si lega
Ma la realta' non e' esattamente quella che sembra...
Sister, il secondo film dell'interessante regista e sceneggiatrice franco-svizzera Ursula Meier, stupisce sia per l'originalita' della storia che per il modo, piuttosto freddo, di raccontarla.
Un film che, stranamente, inquieta, e che non lascia lo spettatore indifferente, anche grazie alle ottime prove dei protagonisti Léa Seydoux e Kacey Mottet Klein.
Belle le (rare) musiche di John Parish, fredde e metalliche come freddo e metallico appare, a prima vista, il rapporto tra Simon e Louise.
