Anita B. - (Roberto Faenza, 2014) - Recensione - Con Eline Powell, Robert Sheehan, Andrea Osvart, Antonio Cupo, Nico Mirallegro
E' il 1945. Reduce da Auschwitz, Anita e' ospitata in Cecoslovacchia dalla dura zia Monika, che non la lascia uscire di casa perche' sprovvista di documenti.
Dorme in una stanza assieme a Eli, il cognato di Monika. Un ragazzo dalle caratteristiche ambigue, che ci "provera'" piu' volte, finche' Anita cedera' alle sue insistenze.
Da qui una serie di avventure (e disavventure) della sedicenne Anita, che sara' arrestata a causa dell'assenza di documenti e finira' anche per rimanere incinta.
Conoscera' David un altro ragazzo, ebreo come lei, e nascera' una amicizia meno difficile che non quello che ha con Eli.
Ma David partira' per Gerusalemme...
La storia di questo film, tratta da Quanta stella c'è nel cielo di Edith Bruck, sarebbe anche potuta essere interessante. Pero' il film non mi e' piaciuto per delle ragioni difficilmente spiegabili (poteva anche essere che non era la "serata adatta").
Mi e' parso spesso stucchevole, spesso forzato, talvolta patinato.
Forse a lasciarmi perplesso e' stata anche l'espressione della protagonista, Eline Powell, che a me, del tutto epidermicamente, mi e' parsa fasulla.
Poiche' il regista Roberto Faenza l'avevo apprezzato in altre sue opere precedenti, posso dire che, sempre a mio modesto parere, potrebbe fare meglio.
Insomma, un film che ho trovato non riuscito, poco significativo, e che di conseguenza mi ha lasciato particolarmente freddino, ma se vi piacciono i racconti del dopoguerra con vicende adolescenziali non e' detto che non possa piacervi.
