Mommy - (Xavier Dolan, 2014) - Recensione - Con Anne Dorval, Suzanne Clément, Antoine-Olivier Pilon
Splendido film, su un particolare rapporto tra una mamma vedova (Diane Després) e un figlio adolescente con grossi problemi comportamentali (Steve).
Apparentemente "normale", Steve diventa incontrollabile quando, in caso di stress anche relativamente lieve, reagisce con violenza, verbale e fisica. E' affetto da " sindrome da deficit di attenzione e iperattività".
E' rifiutato anche da istituti che si occupano di ragazzi problematici perche' riesce a fare danni agli ambienti dell'istituto e agli altri ragazzi.
Anche per Diane la sua gestione e' estremamente difficile. Per tentare di seguire Steve perde il lavoro e la sua vita, di fatto, rimane sconvolta.
C'e' da dire che, un po' sconvolta, la mamma di Steve (che e' la "Mommy" del titolo) la e' di carattere. Ancora molto piacente ed appariscente, ha anche lei comportamenti che, sebbene non siano patologici, sono quantomeno inconsueti. Insomma, non ci troviamo certamente di fronte alla mammina remissiva e dalle buone maniere.
In questo complicato rapporto si inserisce, curiosamente, una vicina di casa, dirimpettaia dei Després, Kyla.
Sposata e con prole, Kyla nasconde un passato che le ha provocato problemi di tipo psicosomatico: una pronunciata balbuzie. Per questo ha preso un anno sabbatico dalla sua professione, l'insegnante. E' evidente che a casa sua non si trova bene, e forse anche per questo accetta di buon grado l'invito a cena di Diane. Qui inizia il suo rapporto con lei e con Steve. Apparentemente remissiva e timida, si rivelera', invece, dopo qualche episodio iniziale difficile, capace di interagire positivamente con Steve. Il che fara' bene anche a lei e alla sua balbuzie.
Aleggia nel film la possibilita' dell'applicazione di una nuova, fantomatica "legge S-14" che consente ai genitori di ragazzi con grosse problematiche come ha Steve, di rinchiuderli in strutture protette (in pratica dei manicomi) senza particolari difficolta' burocratiche.
Mommy e' un film intensissimo, che mette a dura prova anche psicologica lo spettatore, ma non sicuramente la sua attenzione, tenuta sempre molto "su" da un montaggio interessante, con scene che spesso mescolano il drammatico con il divertente.
Per quasi tutto il lungometraggio l'immagine e' limitata ad un formato piu' stretto che alto, che concentra l'attenzione sui personaggi, e solo in un paio di occasioni, le poche nelle quali la mente di Steve sembra in qualche modo aprirsi e rilassarsi, diventa il classico 16/9, per poi ritornare al claustrofobico formato "stretto".
Eccezionali le prove degli attori protagonisti. Mi e' piaciuta in particolare quello della vicina, Kyla, interpretata da una poco nota attrice canadese, Suzanne Clément, con sfumature di interpretazione molto interessanti.
Eccezionale e' anche la prova del regista Xavier Dolan, anche egli canadese e giovanissimo: solo 25 anni. Nel film si apprezzano infatti molte "trovate", come ad esempio quella del formato dell'immagine, ma anche i curati stacchi tra una scena e l'altra, certi silenzi che diventano piu' significativi di mille parole e una colonna sonora adattissima.
Mommy si e' aggiudicato il gran premio della giuria al Festival di Cannes del 2014, ex aequo con Adieu au langage - Addio al linguaggio dell'ottantaacinquenne Jean-Luc Godard.
