Hungry Hearts - (Saverio Costanzo, 2014) - Recensione - Con Adam Driver, Alba Rohrwacher
In questo caso si potrebbe dire "galeotta fu la colite". Infatti i protagonisti di Hungry Hearts, Mina e Jude, si incontrano per la prima volta in un angusto bagno di un ristorante cinese, bloccati da porte difettose e con un' "atmosfera" che tutto farebbe pensare meno che ad un colpo di fulmine.
Invece i due, in seguito, si piacciono e si amano (spesso, felicemente e in ogni luogo).
Anche se era chiaro che lei non avrebbe voluto, Mina rimane incinta, ma e' felice per questa nuova situazione, che pero' cambia profondamente il suo atteggiamento.
Un po' per divertimento, almeno apparentemente, va da una maga per farsi raccontare qualcosa sul futuro del figlio.
Ne esce con la convinzione rafforzata, che e' forse un po' di tutte le mamme, che suo figlio e' un figlio "speciale". La maga le aveva detto che si trattava di un bambino "indaco", e a lei, gia' intrinsecamente sensibile al paranormale e alla cultura che rifiuta perche' vede come sbagliate le teorie scientifiche, questo non dispiace.
Vorrebbe partorire il figlio con metodi naturali, ma questo non sara' possibile, e, nonostante le sue resistenze, nascera' con il cesareo.
Mina pensa che solo lei e' in grado di capire le necessita' e le esigenze del bambino, e per questo lo nutre in maniera vegana, un po' "fai da te", coltivando lei stessa i cibi ed evitandogli qualsiasi "contaminazione" con il mondo.
Ma il bambino non cresce e il padre e' fortemente e giustamente preoccupato. Date le convinzioni di Mina, e' costretto a portare il figlio dai medici e a nutrirlo con proteine, di cui i medici dicono abbia assolutamente bisogno, di nascosto.
Alla fine, con l'aiuto di una avvocatessa e con un provvedimento legalmente non trasparentissimo, decide di portarglielo via e affidarlo alla nonna. Mina potra' vederlo quando vorra', ma non potra' accudirlo come faceva prima.
Da qui la contromossa di Mina, favorita da uno scatto d'ira del padre che la ferisce accidentalmente, che riesce a riportare con se il figlio.
Poi, il sorprendente finale, non privo di una sua (perversa) logica.
Molto intenso e magnificamente recitato, il film che Saverio Costanzo ha diretto e sceneggiato sulla base del romanzo di Marco Franzoso "Il bambino indaco ", e' una rarita' nel panorama dei film prodotti, in particolare quelli italiani. Questo sia per la tematica trattata che per il modo in cui e' sviluppato.
I protagonisti Adam Driver e Alba Rohrwacher, poi, sono esteticamente persone "normali", e non i belloni che il cinema ci propone in ogni occasione e per qualunque parte.
Particolari certe inquadrature grandangolo, con l'obiettivo posizionato piuttosto in alto, che rendono il corpo di Mina man mano sempre piu' minuto, al limite della denutrizione.
Le premiate musiche di Nicola Piovani per questo film mi sono sembrate un po' tropo legate agli stilemi classici del suo autore.
