Il violinista del diavolo - (Bernard Rose, 2013) - Recensione
In questo film si racconta (per forza di cose brevemente) la parabola della vita di quello che e' stato considerato il virtuoso del violino piu' grande di tutti i tempi: Niccolo' Paganini.
Pur seguendo una struttura legata ad alcune delle vere vicende del musicista genovese, il lungometraggio ci aggiunge (e toglie) molto del suo, probabilmente con l'intento di accentuare il tema della genialita' dell'artista e del business che ci sta attorno.
Da Paganini bambino, gia' bravo allo strumento, si passa ai primi concerti, alquanto snobbati da un rozzo pubblico che non capiva ancora le qualita' innovative di Paganini nell'usare il violino, fino a quando non incontra un oscuro personaggio, tale Urbani che, in cambio della sua anima "dopo la morte", fara' si' che il suo talento sia riconosciuto da un vasto pubblico. Insomma, il famoso "patto con il diavolo" di cui si favoleggiava avesse fatto l'artista ligure, e che influenzera' cosi' tanto le gerarchie ecclesiastiche che per molti anni ne vietarono la sepoltura in un vero cimitero.
La parte piu' importante del film si svolge a Londra, dove Paganini e' chiamato da tale Watson, musicista con molti debiti che sperava di risollevare le proprie sorti con il successo che Paganini avrebbe potuto avere (e che effettivamente avra') a Londra.
Nel trionfo del concerto londinese l'atmosfera era quella dei concerti moderni, dai Beatles a Jimi Hendrix, con tanto di ragazzine urlanti e svenevoli e "groupies" disposte a tutto pur di incontrare l'artista amato.
Watson ha una figlia cantante, Charlotte, che pare sia stata effettivamente il grande amore di Paganini. Data la sua giovane eta', questo gli procurera' parecchi guai.
Da qui iniziera' la parabola discendente del musicista, che lo portera' a investimenti fallimentari a Parigi e poi alla morte per una misteriosa e malcurata malattia.
Il violinista del diavolo e' un film dove succede quello che ci si aspetta, con ambientazioni sia italiane che londinesi rispecchianti il sentire comune che si ha per quei luoghi all'epoca (siamo nella prima meta' dell''800). In particolare, a Londra, ritroviamo l'ambiente umido, le nebbie, le prostitute che espongono la loro merce per le vie malsane della citta', le osterie malfamate e le donne dell'"esercito della salvezza" che manifestano contro il personaggio Paganini, ricettacolo, a detta loro ( e non senza qualche ragione) di ogni vizio e ogni nequizia, cattivo esempio per i giovani londinesi.
Il tutto realizzato piuttosto bene, con un occhio particolare alla spettacolarizzazione della vicenda, che non e' certamente trattata in modo filologico dallo sceneggiatore e regista Bernard Rose
Il personaggio principale e' interpretato da David Garrett, che effettivamente e' un virtuoso del violino e, pur con un aspetto piu' "sano" del magro e segaligno Paganini, interpreta tutto sommato bene la sua parte.
Garrett interpreta anche i vari brani musicali, che sono di Paganini o sono ispirati a opere dello stesso autore. L'accattivante tema principale, cantato da Charlotte Watson su ispirazione del tema del secondo movimento del concerto n.4 per violino e orchestra di Paganini, e' "riscritto" da Garrett stesso e da Franck van der Heijden.
