Il nome del figlio - (Francesca Archibugi, 2015) - Recensione
Il flm si svolge quasi completamente durante una cena tra due fratelli (Paolo e Betta Pontecorvo, figli di un noto politico di sinistra), il marito di lei (un intellettuale, professore di lettere), la moglie di lui (una bella ragazza che non sembra proprio una cima, in dolce attesa) e un amico "single".
Paolo, che ha fatto un po' di soldi nel ramo immobiliare, e' un amante degli scherzi, ma non e' serata, e le sue burlonate verbali genereranno aspri dissapori, e scoperchiando verta' piu' o meno nascoste della vita dei vari personaggi, sia dal punto di vista comportamentale e sociale che politico e sessuale.
Il nome che Paolo e la moglie vorrebbero (forse) dare al nascituro e' la scintilla che fa scoccare i contrasti.
Non dico altro per evitare di rovinare un po' le sorprese di questo bel film, la cui architettura ricalca chiaramente, e dichiaratamente, una piece teatrale e un film francese, rispettivamente "Le Prénom" e "Cena tra amici " (vedi http://petardo.over-blog.it/article-cena-tra-amici-alexandre-de-la-patelliere-e-matthieu-delaporte-2012-123186058.html ).
La "risceneggiatura" da parte della regista Francesca Archibugi e Francesco Piccolo rimodulano la vicenda inserendola nel contesto del nostro paese, vizi e virtu' comprese.
Ottime le prove attoriali, sia dei noti protagonisti (Gassman, Lo Cascio, la Golino Micaela Ramazzotti e un buon Rocco Papaleo) che dei bambini presenti (figli di Betta).
Non perfetta la ripresa sonora dei dialoghi, un po' rimbombante, ed e' un peccato per un film che basa molte delle sue qualita' proprio sui dialoghi.
