Big Hero 6 - (Don Hall, Chris Williams, 2014) - Recensione
Il premio come miglior film d'animazione agli Oscar 2015 e alcuni commenti tendenti all'entusiasta mi hanno portato a vedere questo film, anche nella convinzione che un buon film di animazione puo' piacere agli "adulti", come e' successo in passato.
Non e' stato questo il caso.
Le imprese del genietto quattordicenne Hiro Hamada e del suo grasso medico-robot Baymax non hanno entusiasmato ne' me ne' mia moglie.
La vicenda si svolge nel futuro, a San Fransokyo. Hiro e' appassionato di pericolosi combattimenti tra robot, pericolosi soprattutto perche' gestiti dalla mala della citta'.
Lui, grazie al suo piccolo ma tecnologicamente avanzato robottino, vince facilmente. Il che lo pone facile vittima delle vendette dei clan. Per fortuna ci pensa il fratellone a salvarlo sempre.
Quest'ultimo frequenta l'universita' (l'equivalente del MIT) e vorrebbe che anche Hiro, vista la sua capacita', la frequentasse, anche se non ha l'eta' giusta.
Per entrare deve portare una invenzione "speciale" ad un concorso fatto appositamente. Lui stupisce tutti con dei piccolissimi robot magnetici in grado di aggregarsi secondo cio' che chi ha uno speciale trasmettitore neuronale pensa.
La cosa ha un potenziale anche distruttivo notevole, e infatti se ne impossessa il "cattivo" di turno, dopo aver incendiato l'istituto universitario dove morira' l'amato fratellone.
A Hiro, con l'assistente-robot sanitario Baymax (progettato dal fratello) e ai suoi amici non resta altro che combattere il "cattivaccio", trasformandosi in superereroi, con tutti i superpoteri del caso.
Piu' che un cartoon, questo tridimensionalissimo film d'animazione sembra un vero film con scene assolutamente realistiche. Non mi meraviglierei se in un futuro non molto lontano gli attori in carne ed ossa vengano pensionati per fare posto a pupazzi animati che si muovono in scene che sembrano reali.
Ma a parte la tecnica perfetta, i contenuti di questo Big Hero 6 sono i classici, vecchi e datati contenuti della Walt Disney (che produce il film).
I buoni, il cattivo di turno, il buono che forse buono non e' del tutto e la sequenza di colpi di scena a ripetizione nel finale. Non manca la parte patetica con lacrimuccia annessa.
Poi ci sono gli oramai frusti supereroi, con il grassissimo assistente sanitario-robot Baymax trasformato nell'equivalente di un robot giapponese anni '70, tipo "Jeeg robot d'acciaio".
I ragazzi hanno modi di fare e movenze stucchevolmente giovanilistiche piuttosto irritanti, e il protagonosta Hiro Hamada e' pure assai antipatico.
Tenero Beymax, un pupazzone bianco e morbido che ricorda l'omino Michelin perche' il suo inventore voleva dargli l'aspetto rassicurante. Meno tenero quando si trasforma nel robottone guerriero con tanto di sparapugni.
Insomma, un film che, dai 12 anni un su, non dovrebbe generare nessun interesse a persone di cultura e interessi "normali".
O no?
