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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Un ragazzo d'oro - (Pupi Avati, 2014) - Recensione

petardo

 

Davide Bias (Scamarcio) e’ un pubblicitario “creativo” insoddisfatto del suo lavoro. Lui vorrebbe fare lo scrittore. Gira per editori con i suoi racconti brevi, ma non c’e’ nessuno che accetta di pubblicarli, nemmeno ‘l’ultimo della lista”, come con una certa spocchia dice all’ultimo editore dal quale ha ricevuto l’ultimo rifiuto.


E’ figlio di Achille Bias, da lui rinnegato davanti all’editore. Detesta suo padre, noto autore di “filmacci” di serie B, tra il volgare e il popolaresco.

Sta con Silvia (la Capotondi) che pero’ ha un rapporto ambiguo con il suo ex.

Il padre muore in un incidente stradale. L’assicurazione sospetta un suicidio.

Si trasferisce a Roma, a casa della madre, e, quasi senza volerlo, si ritrova a frugare nel passato di suo padre, tra le sue carte e il suo computer, del quale l’affannosa ricerca della password lo porta alla conoscenza di una editrice (la Stone), amica di Achille, e probabilmente qualcosa in piu’, il cui nome (Ludovica) era usato come password.

Lei era ancora in contatto con Achille per un’autobiografia, che sara’ portata a termine da Davide, in incognito.

Riscoprira’ le doti di scrittore di talento del padre, probabilmente involgarite da collaboratori piu’ inclini ai valori del “botteghino”, soprattutto quando vede il film uscito postumo e legge il testo dal quale e’ tratto. 

Davide finira’ con il voler assomigliare anche fisicamente ad Achille, e ad essere attratto dalla piu’ anziana (sebbene assolutamente affascinante) Ludovica.

Forse anche a causa di questa ricerca affannosa, una certa instabilita’ psicologica gia’ presente in Davide lo portera’ a comportamenti patologici.


Nonostante le censure che sono arrivate a questo film da alcune parti della critica, ho trovato “Un ragazzo d’oro” nettamente al di sopra della media dei film che si vedono in giro.

La storia e’ interessante e ben raccontata, e gli attori credibili. Notevole la prova di Scamarcio, lungo la discesa verso la malattia mentale.

Pupi Avati, che mi era parso in calando in alcune sue ultime opere (ad esempio non avevo apprezzato granché’ “Gli amici del bar Margherita”, vedi http://petardo.over-blog.it/article-gli-amici-del-bar-margherita-pupi-avati-2009-con-diego-abatantuono-e-neri-marcore-107709316.html ), in questa ultima opera mi sembra ritornato il regista interessante ed importante di un tempo.


Ottima la colonna sonora, di Raphael Gualazzi , con il tema principale “Time For My Prayers” da applausi.

Un ragazzo d'oro - (Pupi Avati, 2014) - Recensione
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