Se chiudo gli occhi non sono piu' qui - (Vittorio Moroni, 2013) - Recensione
Kiko e` un sedicenne, figlio dell’italiano Ennio e di Marilou, filippina.
Ennio, amatissimo da entrambi, e` morto in seguito a un incidente stradale.
Kiko vive con la madre e il suo nuovo compagno, un personaggio finto-amichevole che esegue lavori nell’edilizia sfruttando dei clandestini di cui e` praticamente il caporale.
Kiko al mattino va al liceo e al pomeriggio a lavorare in cantiere, quindi, non avendo il tempo ne` la tranquillita` necessaria per studiare, a scuola va male.
Il suo rifugio e` un autobus dismesso e abbandonato che ha trasformato nel suo regno, dove tiene i ricordi del padre e tutta una serie di oggetti che gli interessano.
Un giorno, apparentemente per caso, si imbatte in un signore abbastanza anziano e colto che, vincendo la sua iniziale diffidenza, riesce a interessarlo allo studio, in cambio, a quanto pare, di niente, e il suo rendimento scolastico cambia immediatamente.
La vita di Kiko sembra arrivata a una svolta positiva, ma un’inaspettata e tragica rivelazione distruggera` tutto.
Questo film e` ottimamente interpretato da tutti gli attori, dai (per me) meno noti Mark Manaloto(Kiko) e Hazel Morillo (Marilou) a Giorgio Colangeli (l’amico anziano) e Giuseppe Fiorello (il nuovo uomo della madre).
Ma la forza del film sta nella trama che mette lo spettatore davanti alle difficolta` che un ragazzo povero e senza sostegno puo` trovare nel tentativo di migliorare la sua condizione; sua madre non afferra la reale difficolta` dello studio, ne sostiene la necessita` solo perche` convinta che studiare migliorerebbe il suo futuro. Ma non riesce a sostenerlo concretamente perche` lei stessa ha bisogno di aiuto ed e` costretta ad appoggiarsi a un uomo che non coglie minimamente l’importanza dello studio, ne` tantomeno la difficolta`.
Marilou sembra una schiava, di notte va in un locale a fare le pulizie e di giorno si occupa di tutto il resto, senza alcuna voce in capitolo; il rapporto con il suo compagno, irascibile e dominante, le sara` anche gradito e certamente le da` sicurezza, ma presenta degli aspetti di obbligatorieta`.
Kiko, all’arrivo del signore anziano sembra poter finalmente esplorare tutte le sue potenzialita` (soprattutto intellettuali) ed entrare in una fase di maggior felicita` (osteggiata pero` dalla “famiglia”, che non capisce perche` questo estraneo si frapponga e cerchi con tanta insistenza di aiutarlo nello studio), ma purtroppo l’incantesimo si spezza.
Il finale e` amarissimo.
C’e` indubbiamente un forte pessimismo in questo film, come se la storia degli immigrati poveri fosse gia` scritta e immodificabile, come se non potessero proprio fare altro che lavorare sfruttati e in nero, senza ambizioni, senza sogni, traditi da tutti.
Ma certamente un finale “buonista” sarebbe stato troppo inverosimile.
Bella la sceneggiatura.