Velocita' massima - (Daniele Vicari, 2002) - Recensione
Protagonista di questo film e’ sicuramente Valerio Mastandrea, qui nei panni di Stefano, proprietario di una scalcinata autofficina di Ostia.
Claudio e’ un diciassettenne (interpretato da un ragazzo alla sua prima esperienza cinematografica, Cristiano Morroni) appassionato di motori (e dotato di capacita’ in questo campo) che inizia a lavorare per Stefano.
Grazie al suo lavoro su una vecchia Ford Sierra Cosworth, Stefano riesce a vincere una gara clandestina di velocita’ sul suo rivale Fischio. Il sodalizio tra Claudio e Stefano si fa cosi’ piu’ forte.
Ma, come speso succede, nei film ma anche probabilmente nella vita, ai motori si aggiungono “le donne”, che scompaginano un po’ le cose. Claudio si innamora di Giovanna, la ex di Fischio, ma si scoprira’ poi che anche Stefano ci ha “fatto un giro”.
Insomma, un buon film sulle gare clandestine di velocita’ e sulla umanita’ varia della periferia romana, con parecchi spunti originali e qualcosa di gia’ visto, tra “Gioventu’ bruciata” e “Fast and Furious”.
Il regista, Daniele Vicari, qui e’ al suo primo lungometraggio.
Ottmo Mastandrea, in un personaggio che sembra essere ritagliato apposta per lui.
Per i non romani, spesso la comprensione delle parole non e’ facilissima.