La sposa giovane - Alessandro Baricco
A Baricco sono affezionata: appena esce un suo nuovo libro lo compro, incurante di qualsiasi critica.
Di solito non me ne pento, ed e` andata cosi` anche questa volta nonostante da un libro all’altro sembra proprio che “lui” voglia mettersi alla prova con gli argomenti piu` “difficili”, prima col pulp, adesso col sesso.
La Sposa giovane non e` una storia di sesso, pero` e` una storia in cui il sesso e` presente in continuazione, e` quasi una chiave di lettura.
La Sposa (non vengono usati nomi propri, ma solo nomi “di ruolo”), arriva in una casa governata da un ingombrante rituale tra lo sfarzoso e il ridicolo: ad esempio, il risveglio sembra quello di una famiglia reale, i suoi componenti si attardano per ore davanti a una colazione gigantesca a cui attendono, gustando prelibatezze di ogni genere, spettinati e in pigiama, e in queste condizioni ricevono eventuali ospiti/clienti/fornitori.
Regista del rituale pare essere uno strano maggiordomo, un maggiordomo perfetto, a tratti confidente, a tratti impenetrabile.
Ci sono personaggi stranissimi, tra cui uno zio che vive nel sonno e che non e` neanche uno zio, e un Padre che vuole accanto a se` nel momento della morte, tra tutte le persone tra cui potrebbe scegliere, proprio la Sposa Giovane, che sembra essere per lui una perfetta estranea.
La Sposa Giovane si adatta presto, e passo dopo passo scopre i mille segreti della casa, su cui regna sovrana la Madre che la inizia al sesso, che e` al suo posto di comando della famiglia grazie a una storia di sesso; eventi importanti si svolgono nel bordello dove anche la Sposa Giovane finira` per entrare (e da cui uscira` comunque stranamente “indenne”, come se nulla fosse successo).
Lo “Sposo” e` nominato, ma assente per quasi tutta la narrazione: e` in viaggio e da dove si trova manda souvenir spiazzanti, al limite dell’assurdo; per tutto il libro il lettore pensa che non comparira` mai di persona, e invece ritorna, quasi nell’ultima pagina.
Delle infinite domande che il lettore si pone durante la lettura, ben poche trovano risposta, naturalmente.
Insomma, stranezze a profusione, supportate pero` dalla solita straordinaria capacita` espressiva di Baricco, che sa scrivere come pochi altri e rende accettabili e interessanti storie decisamente strampalate.
Riassumendo, a me e` piaciuto, ma francamente non avevo dubbi perche` non mi e` mai capitato il contrario; e in questo libro ho trovato perfino un’eco della potenza evocativa di “Castelli di rabbia”, il primo romanzo di Baricco che mi aveva folgorato.
Che importa di cosa racconta, se lo racconta cosi`.
Nota: ovviamente la renensione e' stata scritta da mia moglie.