Il giardino dei Finzi Contini - (Vittorio De Sica, 1970) - Recensione
Recensisco questo film di Vittorio De Sica, del 1970, soprattutto perche' mia moglie, appassionata dei film "classici", tra poco me lo fa vedere un'altra volta. Approfittando della mia scarsa memoria, dira' che sono decenni che non lo vediamo...
Non e' che sia un brutto film, anzi, ma, d'accordo con il Morandini (e scusate se e' poco), mi sembra un po' melenso, soprattutto nella prima parte. Poi, e' chiaro che gli anni passano, e un certo modo di recitare dell'epoca, forse, e' "passato di moda", e oggi suona un po' fasullo.
Nel film si narrano le vicissitudini, fino al dramma finale, di una ricca famiglia di Ferrara, ebrea, nel periodo delle sciagurate leggi razziali promulgate in Italia alla fine degli anni '30, che ha colto gli ebrei italiani di sorpresa, tanto che neanche loro pensavano fosse possibile quanto stava accadendo.
In particolare, i protagonisti sono i giovani rampolli Finzi-Contini, Micol e Alberto, e i loro amici, tra i quali Giorgio, di famiglia molto meno agiata e un po' sfigato, innamorato di Micol (Lino Capolicchio) e Giampiero, un rustico Fabio Testi, di idee di sinistra, un "macho" al quale la bella Micol (Dominique Sanda) non rimarra' indifferente.
Il fratello di Micol, Alberto, e' interpretato dal bellissimo Helmut Berger, molto meno "macho" di Giampiero, e dalla salute non fermissima.
Il film e' tratto dall'omonimo romanzo di Giorgio Bassani, ma non e' fedelissimo, e a questo proposito si narra di dissidi profondi tra De Sica e Bassani stesso.
Le musiche sono del figlio di De Sica, Manuel.