Confesso che ho suonato - Gaetano Liguori
Confesso che ho suonato e' l’autobiografia di Gaetano Liguori, pianista “politico”, grande del jazz italiano e non solo.
Il titolo e` una citazione, adattata alla situazione, dal libro di Pablo Neruda.
Gaetano Liguori, di famiglia napoletana trasferita a Milano, e` figlio di un percussionista di successo e nipote di musicisti.
La sua scoperta giovanile del pianoforte si mescola indissolubilmente alla passione politica negli anni del ’68, e questo lo porta a essere un po’ “Il pianista del movimento”.
Tra studi regolari in Conservatorio ed esperienze varie in un periodo in cui in Italia il jazz era decisamente agli albori, collabora con tutti i nomi piu` famosi, fonda gruppi e mescola esperienze musicali e teatrali in una Milano piena di fermenti culturali.
In seguito affianca ai concerti l’insegnamento al Conservatorio, inframmezzato da viaggi a Cuba, in Nicaragua, in Libano, in Somalia; in luoghi, cioe`, dove va per suonare ma anche per sostenere popoli in lotta (non esattamente un missionario, pero`: le definirei esperienze politico-musicali).
Il libro e` un misto di storie di musica, donne (quante!) e politica in cui il nostro si racconta con l’adeguata consapevolezza di se stesso ma non senza una certa ironia.
Dal racconto si percepisce l’esistenza interessantissima di un uomo sempre in prima linea, che pur arrivato a una certa eta` e` sempre pieno di energia e sembra sempre su una nuova barricata.
Come pianista e` ovviamente bravissimo, il personaggio e` simpatico e cordiale, la sua vita e` un romanzo di per se`.
Il libro e` scritto con prosa agile e leggera, si legge di un fiato anche se gli elenchi di concerti e collaborazioni con altri musicisti, nomi a volte molto noti altre meno, anche se certamente ben conosciuti dagli addetti ai lavori, di tanto in tanto appesantiscono la narrazione: sembra che volesse menzionare tutti, ma proprio tutti, coloro con i quali ha lavorato.
Ho assistito alla presentazione “live” di questo libro, da parte dell’autore stesso, che lo ha accompagnato con l’esecuzione di qualche pezzo su un disastrato pianoforte, in un cortile - ex aia, alla Cooperativa Portalupi di Vigevano, una delle poche cooperative culturali (e decisamente “comuniste”) rimaste.
L’occasione era il Festival locale di Rifondazione Comunista, un happening da una ventina di persone insomma..
Noi eravamo forse gli unici non appartenenti a Rifondazione ma semplicemente interessati al musicista.
Mi e` sembrato un grande spreco, perche` come musicista il suo livello e` molto alto e come persona ci ha riservato un racconto simpatico e gradevole.
Certo, probabilmente l’etichetta di “pianista impegnato/comunista/rivoluzionario” probabilmente non gli ha giovato molto, in questi tempi di disinteresse generale; anche solo per la sua statura musicale avrebbe meritato un pubblico piu` affollato in un luogo magari un po’ meglio attrezzato (con quel pianoforte, ha fatto miracoli..).
Ma gia` lo spazio per la presentazione di un libro e` difficile da trovare, se poi lo scrittore e` un pianista jazz e comunista, in una citta` di leghisti...