Still life - (Uberto Pasolini, 2013) - Recensione
Originale film, scritto e diretto da un produttore e regista italiano, Uberto Pasolini. Questo e' il suo secondo ed ultimo film (per il momento, naturalmente).
Narra la particolare vita di John May, un grigio ma scrupolosissimo funzionario comunale che ha il compito di cercare i parenti delle persone residenti nel comune per il quale lavora che sono morti in solitudine.
Lo fa con scrupolo, tatto e dedizione, ma senza ostentare la sua, diciamo cosi, professionalita', mantenendo quindi un bassissimo profilo.
Nell'ultima sua ricerca si imbatte in Kelly, figlia del defunto e abbandonata da quest'ultimo. Con lei la solitudine di John si fa un po' meno ermetica, e per un breve periodo assapora spezzoni di una vita che non ha mai potuto vivere altrimenti.
Ma per le ristrettezze economiche del comune per il quale lavora il servizio che lui forniva sara' cancellato, e John licenziato, ma lui volle tentare ugualmente di portare a termine il suo lavoro.
Film intenso e nel contempo misurato, di un regista italiano che non sembra tale, in quanto il suo film ha un afflato internazionale notevole.
John e' un personaggio del quale probabilmente tutti noi possiamo dire di conoscerne uno simile.
Still life ha vinto parecchi premi (meritati) quali, al Festival di Venezia 2013, il Premio Orizzonti per la regia, il premio Pasinetti al miglior film, il premio "CIVITAS VITAE – Rendere la longevità risorsa di coesione sociale" e il premio CICAE - Cinema d'Arte e d'Essai
Al Reykjavík International Film Festival 2013 e' stato premiato come Miglior film (Golden Puffin), e, nel 2014, ha ricevuto il premio per la Globo d'oro Miglior fotografia, di Stefano Falivene, al premio cinematografico “Globo d'oro".