Il paradiso degli orchi - (Nicolas Bary, 2013) su soggetto di Daniel Pennac - Recensione
Sebbene Pennac, come persona, mi sia simpatico, non sono mai riuscito ad apprezzare i suoi libri: mi annoiavano sempre, al punto da abbandonarli presto.
Ero quindi interessato a vedere se la trasposizione filmica del primo romanzo di Pennac sul suo personaggio preferito, cioe' l'antieroe Malaussène, tra l'altro con lo stesso titolo, mi fecesse cambiare idea.
Benjamin Malaussène lavora in un centro commerciale in qualita' di "capro espiatorio". Si finge il "tecnico" dell'azienda e con quella scusa i capi gli affibbiano tutti i disguidi tecnici dei prodotti.
Davanti ai clienti, lo trattano malissimo fino a muovere compassione gli stessi. Stratagemma, pare, otimo per rabbonirli...
Ad un certo punto, nel centro commerciale iniziano ad avvenire esplosioni che causaano anche decessi dalle quali Malaussène ne esce sempre salvo.
Forse per questo anche qui tenteranno di dare la colpa a lui.
Con l'aiuto di un custode e di una bella investigatrice, Malaussène cerchera' di scoprire i veri colpevoli.
Una delle caratteristiche che non mi fanno apprezzare i romanzi di Pennac e' il grande numero di personaggi che utilizza: fatico a tenerli a mente. Qui nel film ce ne sono meno, ma l'effetto, alla fine non e' stato molto diverso: mi sono annoiato nonostante il film stesso sia piu' improntato al comico, con, talvolta, effetti fumettistici, che non al poliziesco, come (pare) sia piu' orientato il libro.
Probabilmente e' un film che sara' gradito agli estimatori di Pennac... o no?
Altrettanto probabilmente si prevedono "sequel" derivati dagli altri testi di Pennac che hanno come protagonista il povero (ma non del tutto) Benjamin Malaussène, che sono attualmente ben 6.