Almanya - La mia famiglia va in Germania - (Yasemin Samdereli, 2011) - Recensione
Mix di storia, immigrazione e confronto generazionale.
Si parte dal giorno in cui un’ attempata coppia di origine turca, che vive in Germania ormai da molti anni, ottiene la cittadinanza tedesca, fortemente desiderata da lei ma non altrettanto da lui, Hüseyin, che ha lavorato li` per 45 anni come « operaio ospite », ma tiene molto alle sue radici.
Hüseyin arriva in Germania da solo, nel dopoguerra, poco dopo il matrimonio, fuggendo la miseria in patria e seguendo l’enorme flusso di immigrati turchi chiamati dalle fabbriche tedesche che cercano operai specializzati. Al suo arrivo, manca per un soffio la posizione di « milionesimo emigrante » che potrebbe procurargli qualche regalo, un’apparizione televisiva e una provvisoria notorieta`.
Ma il lavoro, comunque, abbonda.
Si sistema con altri lavoratori turchi in un appartamento sovraffollato, una scena che abbiamo gia` visto, a Torino piu`o meno nella stessa epoca, e molte altre volte anche negli ultimi tempi, pur con sfumature diverse.
Gli operai (tutti uomini) condividono piccole stanze, difficolta` linguistiche e pregiudizi per lo piu` subiti, ma a poco a poco la situazione migliora; Hüseyin mette qualche soldo da parte, ottiene il ricongiungimento famigliare, la famiglia si allarga, e il film, al presente, ci mostra le due generazioni successive, piuttosto numerose e ormai completamente integrate, tra cui un bambino a cui, viene raccontata, per episodi-flashback, la storia della famiglia.
Ma torniamo al presente : Hüseyin e` anziano e con la pensione gli e` venuta nostalgia delle sue origini. Con i suoi risparmi ha comprato in Turchia un casa da riadattare: gli sembra di aver avuto un’ottima idea, ma quando lo comunica alla famiglia ne ottiene un po’ di sconcerto, e gli tocca chiarire che va intesa solo come una casa di vacanza e non intende riportarli tutti in Turchia per sempre.
Riesce comunque a convincerli evocando una riscoperta delle loro radici, e partono tutti insieme (figli, nuore, nipoti): sono una ventina di persone, tant’ e` vero che in Turchia per muoversi dovranno affittare un pullmino.
Il viaggio e` un misto di esperienze e confronti : Hüseyin deve confrontare i suoi ricordi, probabilmente mitizzati negli anni, con una realta` decisamente piu` arretrata di quella tedesca, mentre i suoi familiari piu` giovani non sentono di avere una patria da ritrovare, anzi, si puo` dire che con i locali si capiscano a malapena, e non solo linguisticamente. Ma se i ricordi risultano un po’ ingannevoli, il presente che incontrano e` comunque quantomeno interessante.
Certo, per i locali non sono piu` turchi, sono « i tedeschi » ; ne hanno ormai ai modi e in parte l’aspetto (quantomeno nell’abbigliamento), ma i turchi sono gente socievole e parlando si ritrova subito una certa affinita`.
Tra piccoli inconvenienti, un lutto importante, lo sgradevole incontro con la corruzione a cui i « tedeschi » non sono piu` abituati, la vacanza volge al termine : tornano, ma non tutti.
Qualche tempo dopo il ritorno, la Germania organizza una cerimonia di ringraziamento per i lavoratori immigrati. Il piccolo della famiglia parla a nome del nonno, al cospetto della cancelliera Merkel ; il suo e` il discorso elementare pronunciato da un bambino, ma sembra un modo per ricollegare e pacificare il passato con il presente.
Ho cercato di non raccontare « tutto » questo film che e` pieno di piccole storie che lo arricchiscono e colorano un po’ questo affresco di immigrati poveri ma dignitosi, fedeli alle loro tradizioni senza fanatismi, pronti a cambiare la loro mentalita` per cogliere le opportunita` che il nuovo paese puo` offrire loro.
E` innegabile un certo spirito di buonismo che tende a farci vedere tutti i personaggi come simpatici, tutti i problemi come risolubili, tutti i dolori abbastanza accettabili. In questo senso se c’e` una critica da fare a questo film e` la sua eccessiva positivita`, pur non evitando del tutto di mostrare i difetti dell’uno e dell’altro paese, ma non mostrandoli mai come insormontabili.
La famiglia numerosa e caotica, in perenne movimento ma con una robusta dose di simpatia, e` ben interpretata dai vari attori.
Complessivamente e` un film piacevole, non conflittuale, adatto a una serata distensiva.
Almanya, ovviamente, e` il modo turco di dire Germania.