Nebraska - (Alexander Payne, 2014) - Recensione
Woody e` un vecchio, alcoolizzato, che vive nel Montana con qualche acciacco e una moglie un po’ bisbetica.
Ha due figli, ormai adulti, che hanno una propria vita, ma abitano nello stesso paese e sono in stretto contatto con i genitori.
Woody non ha piu` la patente, ha forse qualche debito, e due fissazioni: vorrebbe un furgone nuovo e rivorrebbe il suo compressore, lasciato anni fa al socio (ora ex) di officina, che non glil’ha mai restituito.
E un giorno gli arriva nella posta, come ormai spesso anche da noi, una pubblicita` che gli annuncia, a caratteri enormi, la vincita di un milione di dollari, e in caratteri piccolissimi la notizia che per avere il premio dovrebbe abbonarsi a una gran quantita` di riviste e che in ogni caso il suo e` solo uno tra tantissimi numeri sottoposti ad estrazione.
Woody legge solo la parte scritta in grande, e ci crede: e` milionario e deve solo andare a Lincoln, Nebraska, a ritirare il premio.
Moglie e figli naturalmente hanno capito e cercano di trattenerlo in ogni modo, ma lui e` testardo come un mulo, e all’ennesimo tentativo di partire, da solo, a piedi, per il Nebraska, il figlio David decide di accompagnarlo in auto.
Il Nebraska e il Montana non sono poi tanto lontani, il viaggio dovrebbe durare un paio di giorni, ma dura di piu` perche` padre e figlio si fermano a meta` strada, dai cognati, nel villaggio in cui abitavano anni prima.
L’incontro con i parenti e` abbastanza inquietante; i cognati hanno due figli grossi, stupidi e delinquenti, il cognato e` quasi assente, la cognata invece e` una vecchietta ancora attiva e approfitta dell’occasione per riunire tutti i fratelli di Woody. Il fatto e` che non hanno poi molte cose in comune, e Woody ha anche un suo bel caratterino, insomma si procede tra ironia e battibecchi davanti a una partita in tv.
La scena si ripete al pub del villaggio, dove Woody ritrova vecchie conoscenze tra cui l’ex socio che gli ha preso il compressore, e si lascia scappare la “sua” notizia della vincita.
L’immediata conseguenza e` l’ammirazione stupita del villaggio, che comincia a guardarlo con altri occhi; tutti sono improvvisamente suoi amici e il giornale locale (gestito da una ex-ragazza di Woody) vuole dedicargli un articolo.
Ma a poco a poco affiorano persone che chiedono prestiti, o addirittura regali, o che millantano crediti antichi di cui Woody non ricorda, o finge di non ricordare, nulla.
Intanto Woody e David sono stati raggiunti dall’altro figlio, giornalista televisivo, e dalla moglie; ma non e` che la situazione migliori di molto, anzi a un certo punto se la vedono brutta a causa dei due cugini balordi.
Vanificati tutti i tentativi di far capire a Woody che non c’e` nessun premio, David porta Woody a Lincoln, dove gli viene comunicata l’amara verita`. Woody ovviamente ne` e` distrutto, ma David e` un bravo figlio davvero: spendendo del suo (e non e` certamente ricco) compra a suo padre un compressore nuovo di zecca, e un fuoristrada usato ma “moderno” e lucente.
Cosi` Woody avra` la sua soddisfazione: entrare al villaggio al volante del suo nuovo furgone (e gli va anche bene: nessun agente lo vede) e consacrare cosi` la sua fama di vincitore, in barba a tutti i parassiti e gli invidiosi.
L’ho raccontato tutto, ma tanto non e` un giallo, e il suo bello non sta nella sorpresa, ma nel modo in cui il tutto viene raccontato.
Tanto per cominciare, e` completamente in bianco e nero, un bianco e nero bellissimo: i paesaggi sono pieni di sfumature debolmente rosate che conferiscono una sensazione di antico, di ricordo, di reminiscenza e “danno il tono” a tutto il film.
Fatto di ricordo e reminiscenza e` in effetti il ritorno di Woody al paese della sua giovinezza e maturita`, dove ha lavorato, avuto amici e donne, dove ha “vissuto”.
Da un ricordo all’altro e` come se Woody facesse il bilancio della sua vita, e approfondisce il rapporto col figlio David che e` una persona di incredibile delicatezza e pazienza, perche` Woody e` anziano e della vecchiaia ha anche tutti i “difetti”, la cocciutaggine e una certa irascibilita` in primis.
L’America che ci viene presentata non e` quella ricca e lucente di Los Angeles o New York: e` quella della provincia profonda, assolata e isolata, fatta di agglomerati urbani piccolissimi, dove in centro c’e` un pub, qualche negozio e nient’altro, dove la gente vive in cascine lontanissime tra loro e circondate da campi immensi punteggiati di capi di bestiame sonnacchiosi e immobili, dove non c’e` gran ricchezza e dove il lavoro e` ancora fisico e faticoso.
Un’ America che sa di polvere e di solitudine, microcosmo in cui tutti si conoscono ma non e` detto che poi siano cosi` amici come sembra, semplicemente sono li` da sempre e non sono attrezzati per andarsene, e allora si accontentano di quel che c’e`, magari anche facendosi qualche sgarbo ogni tanto.
Woody e` impersonato magnificamente da Bruce Dern, premiato per la migliore interpretazione maschile al 66mo festival di Cannes, ma anche gli altri personaggi sono assolutamente ben interpretati.
Questo film ha ricevuto 6 nomination per gli Oscar 2014 e per parecchi altri premi.
E io, nel mio piccolo, l’ho trovato bellissimo.